Ok dall’Università di Padova al piano di teleriscaldamento (Il Mattino)

Via libera dai docenti Guglielmi (Fisica) e De Carli (Ingegneria) al progetto di Montegrotto

teleriscaldamento

«Riduzione della spesa per 6-12 milioni annui, risorsa rinnovabile ed emissioni zero»

(Federico Franchin)
«Dopo 50 anni di belle parole oggi ci apprestiamo a costruire nei fatti un nuovo futuro per Montegrotto. Obama qualche anno fa diceva “Yes we can”. Anche noi possiamo dire in merito al teleriscaldamento “Ora di può fare”. Ma per arrivare in fondo serve l’aiuto di tutti, serve la consapevolezza che ognuno ha un ruolo chiave in questo progetto». Così il sindaco Riccardo Mortandello ha posto lunedì sera le basi, dopo decenni di discussioni, per l’utilizzo dell’acqua termale nel teleriscaldamento degli edifici. Ad avallare il progetto l’Università di Padova, con gli studi illustrati ai 300 spettatori che affollavano il salone dell’hotel Petrarca dal professor Alberto Guglielmi, direttore di ricerca dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e docente del Dipartimento di fisica e astronomia Galilei di Padova, dal collega Michele De Carli, docente del Dipartimento di ingegneria industriale.
Le tre vie. Lo sfruttamento della geotermia può avvenire in tre modi: l’utilizzo dell’acqua “a monte”, quello delle acque reflue e quello degli scambiatori di calore. Secondo Guglielmi, l’utilizzo di energie nuove rinnovabili porterebbe a un territorio “green” a emissioni zero. Secondo De Carli ci sarebbero risparmi importanti a livello economico. Montegrotto emunge 4.5 milioni di metri cubi l’anno e avrebbe un risparmio di 6-12 milioni di euro annui. L’intero bacino euganeo pompa 15 milioni di metri cubi annui: il risparmio globale quindi si attesterebbe tra i 20 e i 40 milioni l’anno.
Reflui e scambiatori. Gli studi di De Carli, in definitiva, promuovono l’impiego delle acque reflue, il cui recupero rientra già nella legge regionale del Purt del 1980, e puntano anche sullo scambio termico di calore, previsto da una delibera regionale del 2009. Discorso diverso riguarda le acque a monte, a 80 gradi: per sfruttarle nel teleriscaldamento sarebbe necessaria una modifica della legge regionale sulle acque minerali e l’aumento del pompaggio rischierebbe di mettere in crisi la falda del bacino.
L’emungimento. «Non possiamo sforare i 20 milioni di metri cubi di acqua all’anno, altrimenti ci sarebbero ripercussioni sulla falda», ha ricordato lunedì sera il presidente della Gestione Unica Aldo Buja. L’idea per quanto riguarda il Comune di Montegrotto è di sfruttare essenzialmente le acque reflue, che gli albergatori devono sversare nei fossati riducendone la temperatura a 28 gradi, ma che i progettisti ipotizzano di andare a pescare a 40-45 gradi, intercettandole dopo la cura e prima dello scarico, consentendo così agli albergatori un ulteriore risparmio.
Il recupero di calore. In piedi rimane anche l’ipotesi dello scambio di calore, con l’acqua catturata dalle sonde quando è ancora sopra i 40 gradi. «La rete di teleriscaldamento, abbinata a pompe di calore, permette di abbattere le emissioni preservando la priorita dell’uso terapeutico delle acque termali», ha concluso De Carli. «Il contenuto energetico delle acque di risulta può essere utilizzato anche per aprire nuove filiere agricole legate alla coltivazione di microalghe o in serra, offrendo un vantaggio competitivo rispetto a zone non termali. L’uso diretto dell’acqua termale o la conversione in energia elettrica rimangono alternative percorribili come «integrazione» alla rete in caso di pozzi termali inutilizzati (se ammissibili). Per edifici periferici o non adatti alla connessione alla rete, grazie agli incentivi è possibile sfruttare l’anomalia termica del terreno mediante sonde geotermiche per edifici nuovi o già esistenti».


Federalberghi: «Risparmio di 20mila euro l’anno per scaldare 100 stanze»
Tutti gli hotel del bacino euganeo sono già stati convertiti alla nuova tecnologia

(f.fr.)
Tutti gli albergatori termali riscaldano le proprie strutture con il sistema degli scambiatori di calore. «Per un hotel da 100 stanze si spenderebbero 20-25 mila euro l’anno di metano», spiega il presidente di Federalberghi Emanuele Boaretto, presente lunedì al convegno con altri colleghi. «Questo sistema ci consente anche di riscaldare piscine e fanghi. Di fatto, se si escludono i costi per il prelievo dell’acqua e il mantenimento del pozzo, siamo a un riscaldamento degli edifici a costo zero. Anche alcune abitazioni di Abano e Montegrotto vengono già riscaldate privatamente con acque termali». Gli albergatori sono pronti a collaborare per la realizzazione del progetto di teleriscaldamento. «La serata è stata molto positiva», osserva Boaretto. «Un territorio più verde, più sano, con risparmi concreti in termini economici, si può avere. Ora bisogna fare quel salto di qualità per rendere attuabili i progetti. Se c’è la volontà di tutti i soldi si trovano, tra Comuni, finanziamenti europei e regionali. Serve una collaborazione pubblico-privato. Noi come albergatori faremo la nostra parte. Metteremo a disposizione l’acqua termale, tenendola ancora più pulita e alla temperatura più elevata possibile. Un consiglio alle amministrazioni: rendano obbligatorio il riscaldamento a pavimento per abitazioni di nuova costruzione o da ristrutturare. Il modello è Friburgo, in Germania: lì le case sono tutte così».
Della bontà dei progetti proposti dall’Università di Padova è convinta anche la Gestione Unica. «Per un progetto globale servono milioni di euro”, spiega Aldo Buja. «Ma si può iniziare per gradi, con progetti pilota che poi si espandono. In passato si è parlato di recupero energetico delle acque termali, ma forse i tempi non erano maturi. Sono stati avanzati progetti quali Agip, Kursall, il recupero di calore su scala urbana nel bacino euganeo in collaborazione col Mose. Oggi le condizioni sono cambiate: anche l’Europa ci chiede di cambiare passo. Detto che per l’acqua a monte la volontà è di mantenere l’impiego terapeutico, si può partire dalle acque reflue, il cui sfruttamento sarebbe molto semplice tra Abano e Montegrotto vista la quantità di pozzi termali. Gli scambiatori di calore li utilizzeremo anche ad Abano, per teleriscaldare la scuola Manzoni. Un progetto diventa però forte se, oltre a Montegrotto, partecipano gli altri comuni che fanno parte del Bioce (Bacino idrominerario omogeneo dei Colli Euganei). Sarebbe il top avere il territorio Bioce a impatto zero». Di turismo sostenibile ha parlato anche Diego Gallo, referente per l’Ogd (Organi di gestione della destinazione) Terme Colli.

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7 febbraio 2018

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