C’è il Catajo, stop allo shopping center (Il Mattino)

La Soprintendenza avvia il procedimento per tutelare l'area intorno al castello. La Deda srl ora ha le mani legate

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(Cristiano Cadoni)
C’è il Catajo, un bene culturale di grande valore. E c’è una cornice ambientale da preservare, perché a tutti sia concesso di ammirare il castello, con lo sfondo dei Colli Euganei, così come appare oggi. Da queste premesse – e con l’intento non dichiarato di fermare il nuovo centro commerciale – nasce il procedimento “per l’imposizione di misure prescrittive di tutela indiretta” che la Soprintendenza ha formalmente avviato mercoledì e che ieri all’ora di pranzo è piombato, con le sue 34 pagine, sui tavoli dei sindaci di Due Carrare, Battaglia Terme e Montegrotto. Si estende infatti a cavallo di tre comuni l’area che la Soprintendenza intende mettere sotto tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, con particolare riferimento agli articoli 45 e 46, quelli che prevedono la possibilità di «evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro» attraverso misure di tutela indiretta. Ossia difendendo la cornice in cui si trova un determinato bene, nella fattispecie il castello del Catajo. L’iniziativa, manco a dirlo, punta dritto verso un obiettivo: impedire la costruzione dello shopping center che la Deda srl, per conto del fondo Orion, vorrebbe costruire lungo via Mincana, in territorio di Due Carrare, a 700 metri in linea d’aria dal castello. Da ieri, con la formalizzazione dell’avvio del procedimento di tutela, la Deda ha le mani legate, perché nessuno, almeno fino alla fine del procedimento, potrà spostare un sasso nella vasta area “adottata” dall’ufficio ministeriale. L’articolo 1 del procedimento reso noto dalla Soprintendenza prescrive infatti che «al fine di garantire il mantenimento degli elementi costitutivi del paesaggio, degli accessi prospettivi e della percezione da diversi punti visuali, è vietata qualsiasi edificazione e la modifica dell’attuale morfologia del terreno». Nulla si potrà fare fino alla fine del procedimento che durerà 120 giorni e al termine del quale è previsto che sia il Comitato regionale del ministero a pronunciarsi sulla proposta di vincolo e il Direttore Regionale ad approvarlo, mentre ai Comuni è infine richiesto di inserire le prescrizioni negli strumenti urbanistici e di pianificazione. Fino a quando tutto questo non sarà definito, non si potrà accendere nessuna ruspa, nessuna stradina in terra battuta potrà essere asfaltata, tutto dovrà restare come è. Alla Deda sarà concesso soltanto di ricorrere al Tar, come è presumibile che la società farà. Ieri, non avendo ancora analizzato il provvedimento, l’amministratore delegato Rodolfo Cetera ha preferito non commentare. Ha parlato invece il sindaco di Due Carrare Davide Moro, che si è detto sollevato perché «finalmente gli enti superiori si occupano di questa vicenda del centro commerciale, dato che finora hanno lasciato che fosse solo il Comune a farlo». È felice il sindaco di Battaglia: «È un’ottima notizia, finalmente qualcosa si muove a favore della difesa del territorio».


I comitati esultano: «È una zona agricola»

(cric)
Esultano i comitati e gli ambientalisti. Lo stop della Soprintendenza era nell’aria e, nei contenuti, va aldilà delle attese. «È stato confermato quanto in passato era stato affermato sia dalla Regione, che da principio aveva stroncato la possibilità di trasformare quell’area da agricola a commerciale, che dal Piano Ambientale del Parco Colli, che nella scheda V delle Unità di Paesaggio che, nel descrivere gli “assi e fulcri di fruizione visiva”, identifica nella villa del Cataio un fulcro da grande distanza con l’asse principale proprio dall’intesto dell’autostrada (est)», commentano dal coordinamento associazioni ambientaliste del Parco Colli. Per il portavoce Francesco Miazzi e per Annachiara Capuzzo del comitato “La nostra terra” «il provvedimento non sorprende, ma ci rincuora e ci fa ben sperare nella più logica delle conclusioni: quell’area deve rimanere un terreno vergine. Oggi abbiamo la soddisfazione di vedere che le istanze che stiamo portando avanti con tanta determinazione hanno trovato una sponda istituzionale». È una vittoria parziale, ovviamente, nessuno si illude che sia finita. «Ma in ogni caso possiamo garantire a Deda, al fondo che la sostiene e all’amministrazione comunale di Due Carrare che la nostra iniziativa non subirà battute d’arresto e proseguirà fino alla conclusione certa di questo nefando progetto», concludono le associazioni, annunciando per gennaio nuove iniziative di sensibilizzazione e di protesta.

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