“Due Carrare sarà un paese senza più disoccupazione” (Il Mattino)

La previsione del sindaco Moro: "Nel centro commerciale più di mille posti"

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(Cristiano Cadoni)
In casi come questo si dice che l’eco delle contestazioni è ancora nell’aria. Ma dopo il voto con cui il consiglio comunale ha aperto le porte alla costruzione del centro commerciale, il sindaco Davide Moro dice di aver ricevuto anche tanti messaggi di solidarietà e di incoraggiamento. «Anche qualche collega sindaco mi ha scritto. Mi hanno detto di aver fatto una grande impresa, andando avanti nonostante le provocazioni». Oggi Due Carrare è a un bivio e il suo sindaco sogna di passare alla storia come quello che ha azzerato la disoccupazione. Se è vero che il “mostro” offrirà un posto a 1.200 persone, in paese non resterà nessuno senza lavoro. «Forse avremo il problema di trovare persone disponibili», dice Moro. «Tra l’altro abbiamo legato le sorti dell’area al rispetto dei contratti nazionali. Io non darò permesso di aprire se i patti non saranno rispettati. E anche per il futuro c’è un’arma a disposizione dei sindacati per pretendere sempre quelle condizioni».
Valeva la pena sacrificare un pezzo di territorio per avere il lavoro e un po’ di soldi? Questa è la domanda da cento milioni. Moro affronta il tema dal suo punto di vista, che è ormai noto a tanti: «Il nostro obiettivo era correggere accordi già in essere e ricavarne il meglio possibile. Sa che non era mai stato calcolato il plusvalore di questo progetto? La stima era di circa cinque milioni e mezzo, la perizia chiesta da noi ha corretto il valore a quasi otto. Così abbiamo portato a casa quattro milioni di euro: due in contanti, uno in opere da definire, una rotonda sulla Ss 16 (che vale 850 mila euro) e piste ciclabili per altri 250 mila euro». Il terrapieno che oscurerà la vista del centro commerciale dal Catajo, invece, vale mezzo milione e quella cifra è stata scomputata dal plusvalore. «Non lo paghiamo noi, ma è calcolato come un minus nella stima totale», precisa Moro. «E non è vero che sarà fatto di materiali di risulta come dice l’opposizione. Non abbiamo fatto favori a nessuno, sotto quel terrapieno c’è una struttura di sostegno che costa».
Il sindaco è convinto di aver fatto tutto nel miglior modo possibile. E di aver messo paletti molto stretti alla Deda. «Il futuro di quell’area è ben definito. Ora Deda ha sei mesi di tempo per presentare il progetto e 42 mesi più altri due, per realizzare l’opera». Con il fondo Orion alle spalle e disponibilità economica praticamente illimitata, la Deda non farà passare tanto tempo. Ma prima di aprire i cantieri c’è ancora un margine di incertezza per l’esito finale della partita. Pubblicata la delibera del consiglio, ci sono trenta giorni più altri trenta per la presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini e dei portatori di interesse. «A tutti daremo risposta», assicura Moro. «E fra tre mesi torneremo in consiglio per l’approvazione finale». Poi saranno la Provincia (per la valutazione di impatto ambientale) e la Regione (per la valutazione ambientale strategica e per l’autorizzazione commerciale) a dire l’ultima parola. «Noi non interverremo più, abbiamo già fatto quello che dovevamo», conclude il sindaco. «Ridotto l’impatto e fissato condizioni favorevoli per il lavoro, il nostro compito sarà concluso».


Rodolfo Cetera, ad di Deda srl: «Cento milioni disponibili per operare al meglio»
Sull’impatto: «L’unico vincolo è il cono visuale: non danneggeremo il castello»
«Non è una scommessa siamo sicuri di far bene»

(cric)
«Prima di schierarsi contro 1.200 assunzioni nella Bassa in virtù di posizioni ambientaliste oltranziste o di studi fuorvianti qualcuno avrebbe dovuto chiedersi quali sono i veri interessi da tutelare, se quelli di chi è senza lavoro in una zona depressa o altri». Rodolfo Cetera, amministratore delegato di Deda srl, non ha ancora digerito la contestazione per il progetto del “suo” centro commerciale. «Ora c’è anche un consigliere regionale che si inventa ogni giorno una proposta di legge contro il centro di Due Carrare (Ruzzante del Pd, ndr). A lui dico di non essere codardo ma di avere il coraggio di proporre una legge solo contro il “mostro” che si trova a 970 metri dal Catajo, senza disturbarsi a inventare distanze o ulteriori pareri di comuni contermini, che con noi non c’entrano per nulla, dato che l’insediabilità della grande struttura non può essere rimessa in discussione».
Facciamo un passo indietro, fino all’idea originaria di centro commerciale. Tanti dicono che è un modello in crisi, che queste grandi strutture soffrono la crisi. Cosa risponde?
«Vorrei assicurare che un grande investimento di oltre 100 milioni di euro presuppone studi di mercato molto importanti. Questa non è un operazione di imprenditoria locale, come molte altre in Veneto, non sempre finite bene e spesso citate dai numerosi menagrami per pronosticare l’insuccesso dell’intervento. Non c’è più la sola buona volontà dell’imprenditore a cui spesso manca la competenza. La nostra operazione si è alzata di livello. Collaboriamo con due fondi che sono professionisti del settore e si muovono solo dopo attenti studi: il primo ha messo Deda in sicurezza economica eliminando i suoi debiti, l’altro è pronto a realizzare il più bel centro commerciale del Veneto».
Bello però non vuol dire per forza compatibile con l’ambiente. Sono legittimi i dubbi di chi ritiene inconciliabile il centro con un contesto pregiato come quello ai confini del parco Colli e vicino al castello del Catajo. Non temete che il progetto possa essere bloccato proprio per l’impatto ambientale?
«Dal Catajo saremo praticamente invisibili e questo è ciò che conta, visto che ad oggi l’unico vincolo dettato dalla Soprintendenza è quello del cono visuale, che noi rispetteremo. Se il proprietario ci ospita per fare foto su cui posizionare il rendering del progetto, saremo felici di dimostrarglielo. Provate a pensare: mille metri da una parte, dodici metri dall’altra. Come può apparire una cosa alta dodici metri da mille di distanza? Praticamente saremo una sbavatura sulla linea dell’orizzonte. Si aggiunga poi che la facciata del Centro sarà praticamente ricoperta della stessa vegetazione del paesaggio. Da mille metri di distanza nessuno si accorge se è alta nove metri o dodici».
Ecco, parliamo dell’altezza della struttura, altro tema caldo. Era necessario alzare la copertura di tre metri?
«Noi il centro su due piani lo avremmo fatto comunque, sia con i nove metri di altezza che con i dodici, tra l’altro già ottenuti con la precedente amministrazione (dove – ricordo con un po’ di malizia e mestizia – Garbo, oggi leader dell’opposizione, è sempre stato parte attiva). Questo è il punto di partenza della nuova progettazione richiesta dal Fondo: sia con le regole di oggi, del 2011 o del ’94. Lo studio internazionale di architettura L35, cui ci siamo rivolti per avere un progetto migliore possibile, ci ha chiesto di negoziare una serie di migliorie per poter realizzare il progetto che avevano in mente: bello, innovativo, rispettoso dell’ambiente e del contesto. Da queste considerazioni è nata la trattativa con Comune: il sindaco e la sua Giunta ci hanno compreso, e hanno sempre ottimizzato le nostre proposte finalizzandole con grande capacità e serietà contrattuale a favore della città che rappresentavano».
Avete promesso 1.200 posti di lavoro. Ma se ne perderanno tanti intorno al centro.
«C’è un nuovo studio, con dati ufficiali di Camera di Commercio, che rovescia completamente la disinvolta e assurda affermazione di dieci anni fa secondo cui per ogni nuovo posto di lavoro nella grande distribuzione se ne perdono quattro o sei nei piccoli negozi. Il nuovo studio rovescia le tesi finali. Quanto più i personaggi, che oggi se ne riempiono la bocca, insisteranno sull’argomento, tanto più faranno una misera figura. Ma sono sicuro che non ci sarà alcun mea culpa».
Ora che il consiglio comunale ha messo il progetto sul rettilineo del traguardo, c’è un appello che vuole fare anche a chi vi ha contestato?
«Mi piacerebbe che si potesse lavorare tutti insieme per rendere il centro un punto di attrazione a beneficio di tutte le componenti economiche del territorio. È la terza volta che diamo la disponibilità a un confronto, ma le forze del no a tutti i costi non hanno mai raccolto il nostro invito. Un intervento può piacere o non piacere – e il nostro piace a molti, maggioranza silenziosa – ma il tentativo per fare in modo che venga realizzato nel miglior modo possibile e con i massimi vantaggi per tutti dovrebbe essere la priorità di tutte le forze sociali coinvolte. Così finora non è avvenuto, ma il nostro invito e la nostra disponibilità restano».


I commercianti sono preoccupati. Pochi quelli disponibili a spostarsi nel centro
«Trasferirci? Neanche per sogno»

(Gianni Biasetto)
Sono pochi i commerciati di Due Carrare attratti dal nuovo centro commerciale. Se la struttura oggi fosse pronta, meno della metà di loro sarebbe disposto a spostare l’attività nella struttura che dovrebbe sorgere in via Mincana. I motivi sono diversi. Vanno dai costi, anche se nell’accordo di programma sottoscritto dal Comune con Deda Srl per gli esercenti locali sono previsti affitti agevolati, agli orari impossibili per chi ha sempre lavorato rispettando le domeniche e le feste come Natale, Capodanno e Pasqua e all’incertezza del risultato economico. Chi si dice disposta a trasferire la propria attività all’interno della grande struttura di vendita immediatamente è la titolare del bar Life di via Roma: «Sicuramente in un centro commerciale così grosso il movimento è maggiore e quindi c’è più lavoro e più guadagno», afferma. «Sarà necessario un investimento importante ma sono convinta che ne valga la pena. Per quanto mi riguarda sono favorevolissima e pronta a trasferirmi anche domani mattina». Di tutt’altro avviso la famiglia che gestisce da 30 anni il negozio confinante, l’Abbigliamento Roberta: «A causa di questa dannata ipotesi del centro commerciale non dormiamo la notte», commenta la proprietaria. «Da poco abbiamo inserito in azienda anche nostro figlio che si sta dando da fare per migliorare il negozio. Siamo qui da una vita, non riusciamo a capire cosa stiano facendo, perché vogliono farci morire. Quando apre il centro commerciale, noi chiudiamo». A rischio anche un’altra attività storica di Due Carrare, la Salumeria Rossi a fianco del municipio: «Mi mancano dieci anni alla pensione, chi me lo fa fare di impegnarmi alla mia età in una nuova avventura che non mi dà certezze?», si domanda Annarosa Rossi. «Abbiamo aperto questa salumeria 35 anni fa, non riuscirei a far fronte alle spese d’affitto, anche se ho sentito dire che gli esercenti del comune i canoni di locazione saranno agevolati. Questo è il colpo di grazia, spero almeno di arrivare alla pensione». «La nostra attività la svolgiamo su una superficie di 120 metri quadrati, penso che per uno spazio così all’interno del centro commerciale spenderei una follia», afferma Cristina della Cartolibreria Primavera di fronte alla chiesa di San Giorgio. «Per carità, non ci penso nemmeno, anche perché sono contraria agli orari dei centri commerciali. Sono molto preoccupata non solo per la mia attività. Mi chiedo cosa sarà del nostro tranquillo paese quando sarà invaso da migliaia di veicoli. Le notizie che circolano sulla struttura ci stanno togliendo la serenità. Speriamo che non vada in porto». Chi sembra poco interessato al problema è il titolare della macelleria Businaro di via Roma. Un’attività che in centro a Carrara San Giorgio esiste da 200 anni. Il signor Ettore, che ha 84 anni, si mostra indifferente al problema. Si limita a dire: «Ormai ci sono troppi centri commerciali».

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