Scaldare con acqua termale alla Manzoni novità vicina (Il Mattino)

Progetto ad Abano per sfruttare la geotermia dal prossimo anno scolastico

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A Montegrotto si studia la stessa possibilità al servizio degli uffici comunali

(Federico Franchin)
L’acqua termale per riscaldare gli edifici pubblici. Ad Abano e Montegrotto ci credono, tanto che le due amministrazioni stanno portando avanti con la Gestione Unica due progetti distinti per arrivare allo storico traguardo. In particolare la novità dell’ultim’ora riguarda Abano. L’amministrazione ha infatti deciso di portare avanti uno studio che porti alla realizzazione concreta di un progetto per il riscaldamento di una scuola. «Vogliamo sperimentare la geotermia riscaldando una scuola», spiega l’assessore ai Lavori pubblici Gian Pietro Bano. «Dovremo scegliere una scuola tra la media Vittorino da Feltre e l’elementare Manzoni, che sembra la più adatta. In quell’area infatti c’è la situazione ideale, essendoci dei pozzi dove si può intervenire. Si tratterà di un progetto pilota».
Sulla questione interviene anche il sindaco Federico Barbierato: «Dovremo valutare i costi e i benefici dell’intervento», dice. «Sarebbe bello poter mettere in piedi il progetto già per il prossimo anno scolastico».
Nella vicina Montegrotto intanto proseguono gli studi da parte dell’Ente sampietrino, in collaborazione con la Gestione Unica e l’Università di Padova, allo scopo di riscaldare gli edifici pubblici. Si tratta anche in questo caso di un progetto pilota, che potrebbe prevedere l’utilizzo delle acque reflue, ma anche il prelievo di calore direttamente dal sottosuolo con delle sonde e il prelievo a monte del processo termale già previsto dalla legge 4106/2009. «In un’ottica di fare sistema ci proponiamo come punto di raccordo tra le amministrazioni del territorio», fa sapere il presidente della Gestione Unica, Aldo Buja. «Nel mese di dicembre organizzeremo un incontro in cui vorremmo presentare gli ultimi studi svolti per noi dall’Università di Padova, Facoltà di Geoscienze, in cui oltre a monitorare l’andamento del bacino, presupposto necessario ad ogni tipo di sfruttamento, saranno presentati gli ultimi approfondimenti riguardanti il suo funzionamento. Questa potrebbe essere una prima occasione di confronto sulle tematiche con le amministrazioni interessate e con l’ausilio della Regione Veneto, primo garante dell’uso della risorsa. Il progetto di un territorio euganeo che sfrutti a fondo il potenziale residuo del proprio sottosuolo, creando un’area green dove le emissioni siano ridotte al minimo, è una prospettiva che potrebbe essere giocata a favore del territorio stesso in chiave turistica, abitativa ed in mille altri modi».

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10 novembre 2017

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