Luca Claudio è in carcere a San Vittore (Il Mattino)

L'ex sindaco di Abano e Montegrotto arrestato a Milano dove lavorava in hotel: deve scontare più di tre anni di reclusione

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(Cristina Genesin)
Con la solita scusa (la notifica di un atto giudiziario) era stato convocato nella stazione dei carabinieri di Montegrotto venerdì pomeriggio. Lui, ormai avezzo a trattare simili questioni, non c’è cascato. E si aspettava quello che stava per succedere: il ritorno in carcere per scontare il residuo del cumulo di condanne diventate definitive (3 anni, un mese e 7 giorni). Così, per ritardare al massimo quel momento, aveva cercato di prendere tempo, rinviando l’appuntamento. È bastato a sollevare qualche preoccupazione. E i militari si sono precipitati nel capoluogo lombardo. Destinazione: l’Espresso Hotel Milano Darsena, in via Conca del Naviglio 20, un manager fresco di nomina di nome Luca Claudio. E con la notifica dell’ordine di carcerazione al diretto interessato, sono scattate di nuovo le manette per il neodirettore dell’albergo, l’ex “reuccio” delle Terme, regista e grande manovratore di un oliato sistema tangentizio (il 10% per appalto) che ha funzionato almeno dieci anni. Da venerdì sera l’ex sindaco di Abano e di Montegrotto si trova rinchiuso in una cella del carcere milanese di San Vittore.
L’ordine di carcerazione. È datato 2 novembre “il provvedimento di esecuzione di pene concorrenti nei confronti di un condannato in stato di libertà e contestuale ordine di esecuzione”. A firmarlo il pubblico ministero Federica Baccaglini, titolare delle inchieste sulle mazzette alle Terme, e il capo della procura della Repubblica di Padova, Matteo Stuccilli.
Le condanne. Il 20 dicembre 2016 Claudio patteggia 4 anni di carcere, in seguito alla prima inchiesta avviata nei suoi confronti per induzione indebita a dare o promettere utilità (concussione per induzione), corruzione, concussione e turbativa d’asta. Inchiesta deflagrata con l’arresto del 23 giugno precedente. Tecnicamente la pena patteggiata è frutto di un accordo tra pubblica accusa e difesa, un rito alternativo che prevede lo sconto di un terzo. Tuttavia la difesa fa ricorso. E lo scorso luglio riesce a spuntare una riduzione grazie alla Cassazione che ridetermina la sanzione definitiva a 3 anni, 11 mesi e 15 giorni di carcere ritenendo prescritte alcune tangenti. Il 15 luglio scorso Luca Claudio torna libero dopo un anno e quasi un mese trascorsi prima nel carcere Due Palazzi, poi agli arresti domiciliari scontati fra la villa di Mezzavia dove risiede e un appartamento in affitto a Porto Levante nel Rodigino. Domiciliari che aveva ottenuto tra il primo e il secondo turno delle elezioni amministrative.Nel frattempo l’autorità giudiziaria procede al computo del cumulo delle pene nel momento in cui l’ultima condanna inflitta diventa definitiva. Nel maggio 2012 Claudio era stato condannato a 4 mesi per violazione della legge sui reati tributari: non aveva versato allo Stato imposte per 169.892 euro per l’anno 2005 in qualità di legale rappresentante dell’hotel Caesar Montegrotto. La condizionale, pur concessa, era stata revocata in seguito al patteggiamento del 2016. Sommate le due condanne, la pena complessiva è stata “depurata” di 45 giorni di libertà anticipata (giorni di sconto concessi ogni sei mesi al detenuto che si comporta bene) mentre altri 45 giorni di libertà sono stati “azzerati” in seguito all’intervista concessa al Mattino durante gli arresti domiciliari. Ecco il residuo di pena finale: 3 anni, un mese e 7 giorni. Oltre i tre anni si va dietro le sbarre, mentre fino a quel limite l’imputato può evitare il carcere presentando domanda di affidamento in prova ai Servizi sociali e ottenendo la sospensiva della sanzione. Solo tra un mese e 7 giorni (a partire da venerdì) Luca Claudio potrà ripensare alla libertà. Ma l’ultima parola spetta al tribunale di Sorveglianza.
I sequestri. Resta il sequestro (in vista della confisca) di 12 appartamenti riconducibili a Claudio, disposto di fronte alla sproporzione fra il suo reddito e il patrimonio accumulato.


Assunto a ottobre come direttore di un “tre stelle”

(cri.gen.)
«Scusi, vorrei parlare con il direttore dell’hotel, il dottor Luca Claudio». Risposta a una telefonata con voce che svela un leggero imbarazzo: «Ci spiace, non lavora più qui». «Come?». «Si è dimesso qualche giorno fa. Arrivederci». Dimissioni presentate (e accolte) dopo l’arresto di venerdì scorso.
C’è chi, pur titolato (fra laurea, master e altre qualifiche specialistiche) non riesce a trovare un discreto posto di lavoro dopo mesi e anche anni di affannose ricerche, almeno in Italia. È andata diversamente per l’ex sindaco Luca Claudio che, pur con una condanna per gravi reati, non ha impiegato troppo tempo a rientrare nel mercato occupazionale.
I primi di ottobre viene assunto (e subito entra in servizio) con l’incarico di manager (in pratica direttore) dell’Espresso Hotel Milano Darsena, un albergo a tre stelle nel cuore dei Navigli a Milano, oltre 100 camere, da un paio d’anni rilevato dal gruppo Allegroitalia. Un gruppo fondato nel 2011 da “quattro violinisti dell’ospitalità e del real estate” si legge nel sito, Piergiorgio Mangialardi, Fabio Tonello, Paolo Villa e Luca Mazzucato. Nel passato Claudio era stato amministratore di una società che gestiva un albergo a Montegrotto (fallito) e prima ancora aveva lavorato come bancario.

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7 novembre 2017

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