A Montegrotto parte la sperimentazione del teleriscaldamento (Il Mattino)

Il progetto è promosso dall'amministrazione comunale

teleriscaldamento

Per gli uffici pubblici si riutilizzerà l’acqua post-ciclo-termale

(Federico Franchin)
Via alla fase sperimentale del progetto che prevede l’utilizzo dell’acqua termale per riscaldare gli edifici pubblici del comune di Montegrotto. Il progetto, promosso dall’amministrazione guidata da Riccardo Mortandello con la collaborazione della Gestione Unica, sarà seguito dal professor Michele De Carli del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova con la collaborazione di Jacopo Vivian, un “cervello in fuga” che ritorna in Italia per offrire la propria competenza al comune di Montegrotto. La finalità della ricerca (al Comune costerà 31 mila euro) è lo studio di fattibilità di un sistema che consenta di sfruttare l’energia geotermica nel bacino termale in vari modi e con diverse tecnologie da descrivere ed analizzare in modo approfondito. Nello specifico: utilizzo in edifici di tipo abitativo o in immobili in genere (ad uso pubblico e non); utilizzo industriale o in campo agricolo; utilizzo irriguo o industriale delle acque reflue. L’aspetto del riuso della risorsa post-ciclo-termale è uno degli elementi dell’analisi della ricerca. Non in alternativa rispetto alla finalità principale dello studio, saranno analizzati altri modelli di riutilizzo dell’energia geotermica finalizzati a costituire le diverse opzioni che di volta in volta, a seconda di valutazioni di opportunità, il territorio potrà adottare. In generale lo studio prevede di utilizzare l’acqua reflua per scopi energetici in un circuito primario che alimenta una microrete di teleriscaldamento a bassa temperatura.Verranno messi a confronto diversi scenari di investimento da parte degli utenti per stimare la convenienza della riqualificazione per le diverse tipologie edilizie prese a riferimento. Il progetto prevede, inoltre, sulla base della disponibilità nel tempo di portate e temperature, di verificare quali siano le potenze che si possono effettivamente coprire con la rete. In sostanza la natura geotermica della risorsa si manifesterà in una prospettiva di tipo “server-termico-territoriale” alimentata oltre che dal ciclo termale anche da soluzioni parallele.La prima fase, che avrà la durata di tre mesi, servirà a dare un inquadramento alla ricerca e a fornire un’indicazione generale di riferimento applicativo in ordine alle diverse modalità per lo sfruttamento delle energie termiche, in particolare: sistema integrato con riutilizzo dell’acqua reflua dopo l’impiego terapeutico; uso diretto dell’acqua alla testa del pozzo (tale parte sarà indagata meramente in linea teorica perché tale forma di utilizzo è soggetta a vincoli legislativi); uso di scambiatori di calore verticale a circuito chiuso in zona euganea (geotermia tradizionale); eventuale produzione di energia elettrica.


«Studio che rivoluzionerà il termalismo»

(f.fr.)
«Il progetto potrebbe essere realizzato entro un paio di anni. Se c’è la volontà di tutti i soggetti coinvolti poi si fa anche in tre mesi volendo». A dirlo è Aldo Buja, presidente della Gestione Unica, l’ente che si occupa della gestione delle acque termali. «Ci hanno chiesto di fare da tramite tra Comune e Regione», spiega Buja, titolare dell’Hotel Ariston Molino di Abano, «Lo scopo degli studi che sono partiti è quello di prendere in considerazione alcuni pozzi termali di Montegrotto per capire come utilizzarli. Come Gestione Unica stiamo fornendo i dati di nostra proprietà per portare avanti il progetto. Obiettivo, in prima battuta, è quello di riscaldare gli edifici comunali, una prospettiva che porterebbe vantaggi economici al comune , dando anche il via ad una nuova era per il termalismo». Si parte dalle acque reflue, di scarico. «Si parte dall’utilizzo delle acque reflue di scarico, scarico che gli albergatori stanno pagando come tassazione sia al Comune che al Consorzio Bacchiglione. Speriamo a tale proposito di arrivare al più presto ad una soluzione». Buja aggiunge: «Il progetto pilota prevede intanto l’utilizzo delle acque reflue», spiega il presidente della Gestione Unica, «Per le acque che arrivano direttamente dalla fonte serve invece la modifica della legge regionale del Purt. Una volta avviato il progetto si potrà pensare anche agli edifici privati».

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15 ottobre 2017

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