«Investimenti a perdere su sei alberghi, perché?» (Il Mattino)

Bertha, Bagno Romano, Cristallo, Salvagnini, Reve e Michelangelo: un dossier del gruppo "CambiAbano" su hotel termali dismessi, acquistati e mai riaperti

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(Federico Franchin)
«Imprenditori che arrivano per investire nella zona termale? Investimenti a perdere. Perché?». Se lo chiede Michele Di Bari, del gruppo CambiAbano, che ha elaborato un dossier su alcuni hotel termali dismessi, acquisiti negli ultimi tempi da investitori, ma mai riaperti. Gli hotel sotto analisi sono il Bertha, il Bagno Romano e il Cristallo a Montegrotto, il Salvagnini e il Reve ad Abano, il Michelangelo a Teolo.
Hotel Bertha. «Nell’autunno 2014, un investitore (Sandro Favero) annunciava, durante una conferenza stampa in grande stile, che avrebbe aperto l’albergo nella primavera 2015», osserva Di Bari. «Sembrava la rinascita di una struttura alberghiera che aveva avuto negli anni precedenti grandi difficoltà di gestione, tanto da arrivare al fallimento nel 2011. Da allora, sono passati quasi tre anni, ma del progetto non si sente più parlare».
Hotel Bagno Romano. «È stato acquistato da una società (la Sagest di Ferrara), attraverso un’asta fallimentare nel settembre 2016 per 830 mila euro», rilevano da CambiAbano. «Oggi sono ancora visibili i cartelli appesi alla recinzione, che informano i passanti sull’inizio dei lavori di pulizia e disinfestazione dal 19 ottobre 2016. La nuova proprietà sembrava fosse intenzionata a creare una struttura privata sociale di assistenza per anziani, medica specialistica e riabilitativa post traumi o interventi chirurgici. Sono passati 11 mesi e nuovamente l’Hotel Bagno Romano è in vendita all’asta fallimentare. Sarebbe importante capire tutta la verità di questa operazione. Com’è possibile che una struttura alberghiera in pochissimo tempo venga comprata e rimessa all’asta?».
Hotel Cristallo. «Acquistato all’asta nel 2012 da una società, la struttura doveva essere abbattuta nel 2014 per costruire non si sa bene cosa. Da allora sono passati 5 anni, ma novità all’orizzonte nulla. Oggi vediamo solamente uno scheletro di cemento a ridosso del centro del paese lasciato nel suo abbandono e degrado».
Hotel Salvagnini. «Acquistato dall’Ira nel 1999, doveva diventare una casa di riposo: infatti per due anni ha ospitato anziani dello stesso istituto», osserva Di Bari. «Tuttavia, nel 2002, all’ improvviso, chiude definitivamente. Nel 2015, la stessa proprietà aveva presentato al Comune di Abano una proposta di accordo pubblico/privato per l’inserimento nel Pat della proposta di riqualificazione urbanistica e cambio di destinazione d’uso dell’area da termale a residenziale/commerciale. Sempre nel 2015, veniva messo in vendita all’asta dalla proprietà».
Hotel Reve. Storia dai mille volti è quella dell’Hotel Reve sempre di Abano Terme. «Nel 2010, la vecchia proprietà (la storica famiglia Mayer) lo vende ad una società, che nel 2013 lo cede a sua volta ad un’altra società, che riapre i battenti tra Natale e Capodanno, solo per pochi giorni», annotano da CambiAbano. «La nuova proprietà aveva dichiarato nuovi piani di sviluppo per il futuro. Di tutto questo, nemmeno una traccia».
Hotel Michelangelo. Non da meno, la storia dell’Hotel Michelangelo di Teolo. «Chiuso nel 2007, nel giugno del 2011 arrivò una nuova società di Bolzano (Rabensteiner-Giuliani), dicendosi pronta a realizzare una grande Spa. Iniziarono subito i primi lavori di ristrutturazione. Le impalcature sono tuttora installate e risalgono a quel periodo, ma di inizio lavori, nemmeno l’ombra. Solo degrado, e luoghi che stanno diventando il rifugio di sbandati e senzatetto».


Le reazioni dei sindaci
Mortandello: «Antenne dritte su tutti i capitali sospetti»

(f.fr.)
«Sarebbe opportuno che ci fosse una riflessione collettiva da parte di tutti gli attori dell’intero territorio termale, in particolare albergatori e forze politiche». Michele Di Bari è chiaro e lancia il sasso ai sindaci di Abano, Montegrotto e Teolo. «Investimenti per 35 milioni per l’acquisto di strutture alberghiere, senza avere alla base un vero progetto di rilancio e di potenziale sviluppo delle strutture stesse. La domanda che gli attori principali del nostro territorio termale dovrebbero porsi è: quali sono oggi le vere motivazioni che spingono ad investire nelle strutture alberghiere della zona termale? Sarebbe opportuno che la politica locale cercasse di comprendere questo strano fenomeno degli investimenti a perdere».A raccogliere la sfida è il sindaco di Montegrotto Riccardo Mortandello: «Non è una novità che la mafia stia invadendo parecchi ambienti (denuncia avanzata alcuni anni fa dal deputato dem Naccarato, ndr)», osserva. «Su questo noi abbiamo le antenne dritte. Siamo in contatto con le forze dell’ordine per non favorire l’accesso di capitali di indubbia provenienza alle terme. Attualmente ci sono numerosi hotel alle prese con procedimenti fallimentari, leggi Bagno Romano e Rio d’Oro. Sul Bertha e il Cristallo non abbiamo notizie, mentre il Caeser e il Montecarlo sono di proprietà dell’Enpam, con la quale faremo dei ragionamenti. Tutte le operazioni immobiliari degli ultimi anni destano sospetti, come l’ecomostro di Piazza Mercato, che ha visto coinvolta la cooperativa Sacro Cuore, poi fallita».Getta acqua sul fuoco il sindaco di Abano Federico Barbierato: «Se CambiAbano ha delle prove le tiri fuori», osserva. «Al momento non abbiamo elementi per avere sospetti. Non c’è un filo conduttore tra le realtà in analisi. Ad Abano ad esempio l’Ira, che ha acquisito il Salvagnini, non è un mistero sia in difficoltà».Gli fa da eco Moreno Valdisolo, primo cittadino di Teolo: «Sul Michelangelo la proprietà ha presentato un faldone con un progetto di riqualificazione della struttura, che rimarrà termale, ma che prevede anche un risvolto sanitario».

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13 settembre 2017

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