Alberghi all’asta, è record. Padova prima in Italia (Il Mattino)

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Hotel incanto

(Luca Preziusi)
In tutta la penisola, la provincia di Padova è quella in cui ci sono più alberghi all’asta. Stando ai dati presentati in Senato dal Centro Studi Sogeea, l’hinterland della città del Santo è quello che soffre di più la crisi del settore, e l’impennata di vendite è dimostrata dal rapporto semestrale sulle aste immobiliari che lo mette in cima alla classifica italiana con ben venti strutture turistico-ricettive all’incanto. A questi poi vanno aggiunti quelli in vendita attraverso trattative private e quelli in “purgatorio”, ossia falliti, chiusi e abbandonati, più o meno in attesa di un improbabile rilancio. Tra quelli all’asta la maggior parte si trova in provincia, e soprattutto nella zona termale tra Abano e Montegrotto: «Il brand delle terme va assolutamente rivisto e riposizionato sul mercato. Va svecchiato e adeguato al turismo di oggi, che è più attivo rispetto a quello di trent’anni fa», commenta Antonio Piccolo, ex presidente Apt, consigliere di giunta dell’Ascom e numero uno dei Battellieri. Il più costoso tra gli alberghi all’asta però è il Galzignano Terme & Resort Spa, in vendita ormai da due anni (l’ultima volta, ad aprile, l’asta è andata nuovamente deserta) al prezzo di 17 milioni di euro, ora calato a 12,750 milioni. Parliamo di un complesso turistico alberghiero da più di 330 mila metri quadrati composto da ben cinque hotel (Green, Sporting, Majestic, Splendid e Revital Center), oltre che da impianti sportivi, campi da tennis, da calcetto in erba, club house, campo da golf e negozi. E poi c’è l’hotel Bagno Romano a Montegrotto, che parte da una base minima d’asta di 822 mila euro ma con un valore stimato di 2,6 milioni (il 17 ottobre è prevista la prossima asta), mentre nell’alta padovana, a Cittadella, c’è l’hotel Palace, per il quale in soli tre anni il prezzo è sceso vertiginosamente di un quinto (dai 2,3 milioni di euro della prima asta ai 550 mila di oggi). A Padova città c’è invece il Best Western Hotel Admiral di via Vigonovese. Nomi che vanno a completare uno scenario in provincia dove, oltre a quelli all’asta, solo nella zona termale, ce ne sono almeno un’altra ventina in vendita, mentre all’ombra del Santo anche storici alberghi come il Plaza di corso Milano o il più moderno SB di via San Marco, chiudono. «Padova è stata penalizzata tantissimo dalla decadenza e dalla poca attenzione alla cultura e agli eventi di livello nazionale ed internazionale», spiega Monica Soranzo, contitolare della Piroga e presidente Federalberghi Ascom, «e nel tempo la torta da dividere è diventata sempre più grande, perché soprattutto nei primi anni del Duemila si è costruito troppo». I numeri, se paragonati alle altre province venete, sono impietosi. Neanche sommando tutte le strutture ricettive all’asta nel resto della regione si sfiorano i venti alberghi del padovano. A Vicenza ce ne sono solo sei, a Venezia tre, a Verona e Belluno due e a Treviso nessuna. E questo ha fatto fare un balzo in avanti all’intero Veneto, che in soli sei mesi si è trovato al primo posto proprio grazie a Padova (33 strutture contro le 20 in Piemonte e le 12 in Lombardia). Ma non solo: Padova è l’unica a doppia cifra nel panorama nazionale, e questo le consente di primeggiare per distacco nei confronti di tutte le altre. Molto distanti rimangono infatti Salerno, Trento (entrambe ne contano sette), Rimini, Savona, Taranto e, appunto, Vicenza (tutte con sei). «Padova è una città meravigliosa ma la strategia di vendita è sbagliata e non c’è il richiamo giusto», è l’analisi di Caterina Pettenello, titolare dell’hotel Alla Fiera, «e poi ci sono troppi albergatori improvvisati che aprono Bed&Breakfast nelle loro case in centro. Oggi la domanda è inferiore a un’offerta diventata esagerata». «Io sono ottimista e credo che a Padova oggi ci siano ottimi stimoli. C’è una movimentazione diversa rispetto ad altri luoghi, da uno o due notti al massimo, e questo ha permesso grossi passi in avanti. Alcuni alberghi chiudono solo per questioni di gestione, che non sempre va di pari passo con l’investimento. Oggi l’asta è un affare per l’imprenditore, ma non so se lo possa essere anche per il territorio», conclude Piccolo. «La situazione complessiva del nord del Paese costituisce una nuova fonte di turbamento nel medio termine, anche perché i nefasti effetti della crisi stentano a perdere d’intensità e vengono accentuati da un’incancrenita difficoltà di accesso al credito bancario, soprattutto in alcuni territori», spiega Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del Centro Studi che si è occupato del tema.


Il sindaco di Abano: «Vogliamo attrarre fondi e investimenti»

(c.mal.)
Una città che può arrivare subito a 2 milioni di turisti all’anno, con un potenziale di 2 milioni e mezzo nei prossimi anni. Logico che nella Abano Terme che ha in mente Federico Barbierato , neo-sindaco eletto da esattamente un mese, le strutture alberghiere hanno una posizione primaria. E tutta l’area termale deve scommettere sul rilancio del turismo per agganciare lo sviluppo: «Per attirare turisti deve esserci benessere tra i residenti, quando andiamo in Alto Adige ammiriamo il loro modo di vivere. Lo stesso dovrà accadere a Abano», è il pensiero di Barbierato sul tema. E anche in termini di strutture alberghiere serve un lavoro che parte proprio dalla necessità di ammordernamento e rilancio.«Questo comune, così come tutta l’area termale, ha bisogno di attrarre investimenti. E noi, come amministrazione, lavoreremo per far arrivare più soldi a Abano», spiega il neo-sindaco. In che modo? «Per quanto riguarda le strutture alberghiere bisogna sfruttare i bandi regionali, come è già accaduto per alcune strutture nei mesi scorsi. E poi c’è la vecchia legge Sabatini che consente alle imprese altri investimenti. E, perché no, anche fondi europei – prosegue Barbierato – La mia amministrazione sarà impegnata a sostenere chi vuole partecipare a queste opportunità». Il trend di crescita del turismo ad Abano è del 4%, dunque le potenzialità sono importanti. «Lasciare strutture abbandonate è un costo anche per i proprietari – spiega il primo cittadino – Io credo che negli ultimi mesi si sia risvegliato un interesse per riuscire a recuperare molti luoghi che oggi sono chiusi. E anche in questo caso noi saremo a sostegno degli imprenditori o dei proprietari».Un esempio concreto è l’Enpam, ente di previdenza dei medici, che possiede l’hotel Orologio (oltre ad altre strutture nell’area delle Terme): «Li ho incontrati nei giorni scorsi. Credo abbiano delle buone idee e diverse proposte su come recuperare alberghi storici – conclude Barbierato – Hanno bisogno di un’amministrazione comunale vicina. E noi faremo la nostra parte».

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26 luglio 2017

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