In 7 anni sono 232 le imprese che hanno chiuso (Il Mattino)

L’Ascom lancia l’allarme: «La nuova amministrazione dovrà evitare che le aziende affondino nella crisi»

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(Federico Franchin)
Se 232 in sette anni vi sembran poche … Già, perché sono ben 232 (dati camerali) le imprese operanti nel territorio comunale di Abano che hanno chiuso i battenti negli anni che vanno dal 2010 al 2016. Quanto invece all’ultimo anno, il 2016, il dato è sempre in passivo: 25 aperture a fronte di 32 chiusure. «E purtroppo», precisa Michele Ghiraldo, presidente mandamentale di Abano Terme per l’Ascom, «le nuove iscrizioni non sono andate, nello stesso periodo, oltre le 191 unità». Risultato: a volerla vedere dal lato meno drammatico, viene comunque fissata a quota 41 la somma algebrica tra imprese morte e imprese nate nell’arco del settennio. «Ma non è che sia proprio questa la lettura più corretta», continua Ghiraldo, «perché un’impresa che muore lascia comunque un vuoto di esperienza e di tradizione che non si può misurare solo in termini di bilanci e di fatturato, ma anche di cultura locale e di vivibilità». È dunque una chiave di lettura doppia quella che offre il presidente mandamentale dell’Ascom. «Chi l’11 o il 25 giugno andrà a raccogliere la pesante eredità amministrativa lasciataci da una stagione nefasta», continua Ghiraldo, «avrà l’obbligo di pensare non solo a come far arrivare nuove imprese ad Abano, ma anche a come fare per evitare che quelle che già vi sono insediate non finiscano inesorabilmente nel gorgo di una crisi che non va ascritta solo ad imprenditori magari in difficoltà a causa del mutare dei tempi e dei mercati, ma anche a scelte amministrative non sempre lungimiranti». Sembra quasi spostare il tiro dalle “start up” alla imprese della “tradizione” il presidente mandamentale dell’Ascom. «Se», aggiunge, «credo sia giusto che vengano incentivate le nuove imprese avviate da giovani, ciò nondimeno mi sembra importante che non vadano penalizzate quelle messe in piedi da chi, ultracinquantenne, è stato espulso dal sistema produttivo. Credo però che debbano essere trovate forme di sostegno (detassazione? servizi? formazione?) anche per le imprese che in tutti questi anni hanno contribuito allo sviluppo del turismo e del commercio e più in generale del terziario della nostra città e che oggi, purtroppo, magari preoccupate per l’insediamento di nuove grandi strutture di vendita, pensano seriamente di gettare la spugna». Tradotto: ben vengano detassazioni e sburocratizzazioni, ma soprattutto scelte di politica amministrativa che magari non incidono sull’immediatezza dei bilanci, hanno un altissimo valore in termini di fiducia per il futuro.

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11 maggio 2017

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