Big bang Abano, dopo le tangenti tutti in campo (Il Mattino

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(Cristiano Cadoni)
Si sta come al mattino sul treno i pendolari. In piedi, stretti stretti, trattenendo il respiro. C’è un affollamento imprevisto e abbastanza imprevedibile sul convoglio che dovrebbe trasportare Abano verso una nuova vita. Un anno appena è passato dalla elezione-bis di Luca Claudio, dalla sua vittoria da uomo innocente – chi non ricorda quel manifesto? – dal suo arresto a seggi appena smontati, dallo scandalo tangenti che travolge le Terme, il Comune commissariato, un’inchiesta che tira l’altra e non è ancora finita. Difficile pronosticare che, a bonifica ancora in corso, ci potessero essere tante persone disposte a mettere le mani nella palude di melma che quella vicenda ha fatto scoprire. E invece è così che sta andando: otto, quasi nove, candidati sindaci; venticinque o ventisei liste; oltre quattrocento aspiranti consiglieri; 2.500 cittadini chiamati a firmare per le liste. Un big bang della politica locale che origina la campagna elettorale più indecifrabile che si ricordi: il centrosinistra spezzato in due, il centrodestra sbriciolato in cinque pezzi, i Cinque Stelle che lasciano e poi invece probabilmente raddoppiano.
Cosa si muove. Dall’apparente disinteresse iniziale a tutti i grandi interessi in movimento, quelli economici prima di tutto, perché Abano attira, è un brand internazionale, ha un’economia che gira e può girare meglio. Mai come stavolta bisognerà seguire i soldi per capire chi finanzia cosa, quale grande albergo ospita chi, dove si piazzeranno le associazioni di categoria più influenti, sempre che non si dividano, come sembra probabile. Avrà forse ragione chi dice che già ora tutti i potenziali interessi in gioco hanno portato una loro rappresentanza in pole position – e questo spiegherebbe la moltiplicazione di candidati e liste – e fa notare che dietro un apparente superficialità dei temi trattati finora si celino ipotesi di grandi operazioni immobiliari, acquisizioni di alberghi chiusi, profonde modifiche al piano urbanistico.
L’appello. «Il problema è che nessuno ancora ci ha detto cosa vuole fare di Abano, parlano di sicurezza e di decoro ma bisognerebbe alzare il tiro», si lamenta il presidente di Federalberghi Terme Emanuele Boaretto. Anche lui è stato in ballo come potenziale candidato del centrosinistra. Poi è spuntato Federico Barbierato con la sua civica e su di lui sono confluiti anche i consensi di Cittadini per il Cambiamento e Pd prima che dalla stessa area riemergesse Monica Lazzaretto.
Dopo Claudio il caos. Nel centrodestra i primi movimenti si registrano in autunno, quando sul no ai profughi si condensano le prime aggregazioni. Nasce Abano dice No, che poi a gennaio diventerà comitato e ispirerà la coalizione dell’imprenditore Emanuele Boccardo. Ma davanti al Primo Roc di Giarre, la caserma che a un certo punto sembra poter diventare un centro di accoglienza, c’è anche Sabrina Talarico, giornalista e imprenditrice che arriva da battaglie civiche a Montegrotto. Anche lei dice no ai profughi e dà il via alle manovre di avvicinamento alla sua lista Grande Abano. Sono mesi di tormenti, i primi dell’anno, per il centrodestra. Forza Italia sembra sempre sul punto di candidare Alessio Zanon. Si cerca un accordo che non arriverà, ufficialmente perché nessuno vuole gli ex claudiani. E invece l’effetto è proprio un’esplosione: la Lega va con Boccardo e così anche Forza Italia. Dal passato ricompare Paolo Gruppo, già assessore della giunta Bronzato, e attorno a lui si aggrega l’ex giunta di Claudio quasi al completo. Nella stessa area, ma distante, si colloca anche l’avvocato Stefania Chiarelli, sedotta da Claudio un anno fa e ora «trasversale», con la benedizione del presidente della Provincia Enoch Soranzo che le concede di clonare l’esperienza di Selvazzano Viva per tentare di replicarne il successo. L’atomizzazione del centrodestra si completa con l’arrivo in scena di Antonio Franciosi, un anno fa sostenitore di Andrea Cosentino. Cinque candidati per lo stesso bacino di voti. Boccardo dice che al voto nessuno si sbaglierà: «Le sciarpe blu con cui stiamo colorando Abano ricordano che la candidatura di riferimento è la mia. Siamo in tanti? Questo dimostra un grande desiderio di partecipazione». Senza imbarazzo alcuno per la presenza di tanti alleati di Luca Claudio, Paolo Gruppo professa la sua lontananza «da ogni inghippo», non nominando mai né l’ex sindaco né la parola tangenti. «Noi non siamo seguaci di qualcuno che ha combinato quello che ha combinato», dice. E per dimostrarlo promette l’istituzione di un comitato etico fin dal primo giorno e annuncia che da sindaco lascerà all’opposizione la presidenza delle commissioni consiliari. E se Stefania Chiarelli ha invece scelto un altro modo di girare pagina («Io non ho voluto la presenza dei partiti», dice, «e ho preferito circondarmi di persone di entrambi di schieramenti per dare vita a una forza trasversale capace di lavorare su un progetto», Sabrina Talarico punta sul pragmatismo, promette 50 eventi all’anno per rilanciare Abano, mette in gioco la sua esperienza nelle comunicazioni e parla di rilancio economico come primo traguardo indispensabile. I suoi candidati sono lontani dalle pagine recenti dell’amministrazione aponense e in modo certificato.
Visto da sinistra. «Abano non è un comune normale», dice Federico Barbierato osservando il centrodestra e la sua disgregazione. «Ci sono tanti interessi in gioco, ognuno cerca il suo spazio». Dopo essersi autosospeso dall’incarico di direttore Ascom, Barbierato – che è un aponense doc – si è lanciato nella sfida per il Comune aggregando buona parte del centrosinistra e corteggiando l’elettorato moderato. Sarebbe andato tutto liscio, se a un certo punto da quella parte non fosse rifiorita la candidatura di Monica Lazzaretto, l’insegnante che un anno fa aveva conteso fino al ballottaggio il Comune a Luca Claudio. «Ma lei non mi porterà via voti», è sicuro Barbierato, che invece si aspetta una risposta forte dai quartieri: «Tutti parlano solo di Abano centro, ma per fare della nostra città un centro simile a certi luoghi del Trentino bisogna partire dalla periferia». E però attenzione: la Lazzaretto non è una comparsa, con lei c’è un gruppo ambizioso, tanti giovani. «Sono stati loro a spingermi di nuovo in campo», dice. «Quelli che comandavano un anno fa si sono sparpagliati in tante liste, ma non è cambiato niente, aldilà delle apparenze. La città era distratta, tutti felici per una festa con le fritture in piazza ma nessuno si preoccupava del fatto che i bilanci comunali non fossero leggibili. E oggi c’è un tessuto politico sfibrato, c’è una stanchezza diffusa, una disillusione palpabile».
Gli outsider. In questo scenario, a portare un vento di novità sono proprio i Cinque Stelle, volendo considerare come prodotto della loro gemmazione anche CambiAbano, che con Michele Di Bari ha messo in campo un modello di civismo partecipato: fedina penale immacolata, curriculum e casellario giudiziale pubblici, nessun legame con i partiti e anche scarsa esperienza politica. «Ma abbiamo un programma e idee chiare», dice Di Bari, «facciamo tutto in modo trasparente e la gente ci viene dietro. In due ore abbiamo raccolto le firme. Le dinamiche di certa politica per noi sono inconcepibili». È una filosofia da Cinque Stelle, al netto di certi meccanismi internettiani. In questo senso l’eventuale discesa in campo dei veri pentastellati potrebbe depotenziare la proposta. Ma fare calcoli adesso, in un quadro così complesso, è un azzardo.


Il ritorno dei “claudiani” da reietti a indispensabili
Con Gruppo la giunta nominata dal carcere, ma anche la Lega si è arresa

(cric)
A un certo punto sembrava che qualcosa di simile a una svolta rispetto al passato, fosse davvero possibile. Succedeva alla fine dell’anno scorso, quando in città non si trovava nessuno disposto ad aprire la porta di un’alleanza politica agli ex sostenitori di Luca Claudio. I duri e puri hanno alzato la voce fino all’inizio di marzo. A quei giorni risale la dichiarazione del segretario della Lega di Abano, Fabio Tambozzo, che spiegava così il mancato accordo con Fratelli d’Italia: «Ci siamo scontrati sulla candidatura di ex consiglieri e assessori della giunta Claudio. Non abbiamo nulla contro quegli amministratori, siamo certi che non c’entrano nulla con le vicende giudiziarie dell’ex sindaco, ma non possiamo rischiare che a otto giorni dal voto esca un avviso di garanzia che tocchi una di queste persone. Vogliamo allestire liste con persone inattaccabili e nuove per la politica».
È finita lì, più o meno. Tenuti sull’uscio per il tempo necessario a capire se c’era modo di farne a meno, i claudiani – o ex, che dir si voglia – sono rientrati in scena da protagonisti. La porta si è aperta proprio a destra, nel campo dei Fratelli d’Italia. Sono stati i sostenitori di Paolo Gruppo a concedere un perdono collettivo agli orfani del Principe delle Terme: «Loro sono vittime, non colpevoli». E via entrare, che c’è posto per tutti. «Noi cerchiamo persone capaci e pulite, indipendentemente dal passato», ha sentenziato il candidato di Abano Risorge. Detto che aver sostenuto in ogni modo possibile Luca Claudio non è un reato, ecco che metà della giunta 2016 – quella che il sindaco aveva nominato dal carcere – ha preso posto nella compagnia di Gruppo. C’è Massimo Barcaro, braccio destro e amico di Claudio, oltre che suo ex assessore al Verde. C’è Luca Bordin, altro ex assessore. C’è anche Ritva Irmeli Pitkanen Espro, ex assessore anche lei, che a tangenti scoperte aveva preso le distanze dal suo leader, confessando di sentire «tradita la buona fede» con cui si era messa a disposizione. Con Gruppo anche le nuove leve del claudismo: ragazzi avvicinati alla politica dall’ex sindaco, che sapeva muovere le leve giuste per trascinarli.
Ma poi anche la Lega si è dovuta rimangiare le promesse del suo segretario. Forse non avrà ex assessori o ex consiglieri di Claudio nelle liste, ma anche Emanuele Boccardo ha fatto salire a bordo esponenti illustri del governo cittadino dell’ultimo quinquennio. C’è Alberto Bonato, uno dei nomi più in vista della lista Abano Città Sicura che sosteneva Claudio. E c’è anche Francesca Barbierato, sorella del candidato sindaco del Pd, alla quale si attribuisce una fitta corrispondenza con l’ex sindaco nei giorni del carcere. Con Boccardo c’è anche Giacomo Rampin, candidato di Forza Nuova nella lista dei “Giovani per Luca Claudio”. E c’è Alessio Zanon, ultraberlusconiano, animatore dei gazebo anti-profughi davanti al Primo Roc di Giarre e a lungo in ballo come potenziale candidato di Forza Italia. In seconda fila anche Michel Marcadella, un anno fa in lista con “Luca Claudio per far rinascere Abano”. Fuori e da sola, fino a prova contraria, c’è Stefania Chiarelli, che nella lista “Con la gente per la gente” di Aldo Francisci aveva sostenuto Claudio, ma che stavolta si è tenuta distante dai vecchi compagni di viaggio. A meno che anche lei, nel compilare le liste, non si arrenda al pragmatismo: se Claudio vinceva, aldilà dei meriti personali, è perché aveva intorno chi sapeva come prendere i voti.

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3 maggio 2017

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