Luca Claudio scarcerato in gran segreto (Il Mattino)

L’ex sindaco da sabato scorso è agli arresti domiciliari. Un mese fa il beneficio gli era stato revocato dopo poche ore

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(Cristina Genesin)
Pentito. Dispiaciuto. Pronto a scusarsi per aver pronunciato parole oltre le righe. Tanto è bastato per ottenere il “perdono” dopo l’intervista con il Mattino di Padova in cui aveva parlato senza freni. E così in gran segreto – con il placet del procuratore della Repubblica Matteo Stuccilli e del pubblico ministero Federica Baccaglini – l’ex “sindaco pirata” delle Terme, Luca Claudio, è tornato agli arresti domiciliari. Un mese e quattro giorni di nuovo in carcere: qualche giorno fa il provvedimento che alleggerisce la misura è stato firmato dal gip padovano Tecla Cesaro. E, sabato, le porte della casa circondariale “Due Palazzi” si sono aperte per ignota destinazione, al riparo dall’attenzione mediatica e dell’opinione pubblica. Accolte in pieno le richieste formulate dai difensori, il penalista Ferdinando Bonon e il professor Giovanni Caruso dell’Università di Padova: nessuna scorta da parte delle forze dell’ordine. E nell’abitazione dove trascorrerà il tempo da detenuto, circondato solo dai familiari, Luca Claudio è arrivato accompagnato dai parenti. Una soluzione scelta per proteggere la sua privacy. E forse anche per tutelarlo dalle sue intemperanze caratteriali.
Le tappe. Il 6 marzo il ritorno dietro le sbarre, neanche 72 ore dopo l’intervista-fiume con la quale “brucia” la concessione dei domiciliari ottenuti lontano dal suo regno, un appartamento affittato a Porto Levante sul Delta del Po. Un’intervista al Mattino che calpesta il divieto di comunicare con l’esterno (tranne i familiari e i difensori). E che non si limita a uno sfogo sulle penose condizioni di chi vive in carcere, dove ha trascorso 252 giorni, e sulla lontananza dagli affetti familiari. Luca Claudio va oltre: «Non c’è un solo passaggio in cui si prova che io abbia preso dei soldi» insiste a proposito degli atti d’indagine. E ancora, nonostante il patteggiamento a 4 anni: «Non ho fatto quello che dicono. Ma devo dimostrarlo. Bastano tre persone che dicono “sei un ladro” e diventi un ladro». Scatta l’aggravio della misura cautelare firmata dal gup Cesaro su richiesta della procura. «L’intervista? Una violazione gravissima sia perché intervenuta a distanza di appena 24 ore dalla concessione degli arresti domiciliari sia per il tenore delle dichiarazioni rese dall’imputato, di connotazione anche politica», scrive il giudice. Un imputato che «non dimostra alcuna resipiscenza, nonostante le risultanze degli atti d’indagine, le dichiarazioni confessorie… e l’intervenuta sentenza di patteggiamento».
Il pentimento. Il 20 marzo Luca Claudio chiede di poter essere interrogato dal pm Baccaglini in carcere. “China” il capo: «Ero in stato confusionale, emotivamente provato. Non volevo attaccare l’operato né della magistratura né delle forze dell’ordine… La dichiarazione d’innocenza? Fuori luogo: ho ammesso la responsabilità dei tre principali episodi che mi sono stati contestati, per gli altri ho scelto di patteggiare per ragioni di convenienza» spiega. E chiarisce: nessuna volontà di delegittimare l’autorità giudiziaria. «Le parole che ho detto? Non corrispondevano ai miei pensieri». Intanto il super-collegio di difensori prepara la nuova istanza per riottenere gli arresti domiciliari. E sabato il provvedimento è notificato ed eseguito: nessuna scorta, nessun clamore, domiciliari sotto silenzio. Secondo il gip, il “sindaco pirata” ha dichiarato il mea culpa e c’è da credergli. D’accordo la procura.
L’inchiesta. Quanto al resto, (a parte tre episodi) Luca Claudio ha sempre negato di aver mai chiesto e incassato mazzette. Arrestato la prima volta il 23 giugno 2016 con l’accusa di aver messo in piedi un sistema tangentizio su ogni aspetto della vita amministrativa delle Terme (“l’imposta” pretesa dal 10 al 15% su ogni appalto), lo scorso dicembre ha patteggiato 4 anni per concussione, turbativa d’asta e corruzione per induzione, mentre 11 immobili a lui riconducibili sono stati messi sotto sequestro. Nel frattempo il 4 novembre gli è stata notificata in carcere un’altra misura cautelare per la maxi-tangente di 280 mila euro chiesta all’impresa Pistorello, candidata a ottenere l’appalto per la bonifica dell’ex discarica di Giarre. Stavolta nessun rito alternativo: il processo inizierà il 22 maggio.

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11 aprile 2017

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