Norme anti-slot, ultimo appello (Il Gazzettino)

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(Alessandro Mantovani)
Sarà il Consiglio di Stato a decidere se prevale la normativa anti-slot e che punta a contenere la ludopatia che il Comune si è dato, o l’interesse economico di una sala giochi aponense. Il Comune di Abano ha infatti deciso di resistere in appello al ricorso proposto da Casinò della Alpi Srl di Milano contro la pronuncia del Tar del Veneto che ha negato la sospensione degli atti adottati dall’ente pubblico per limitare l’attività delle sale da gioco del territorio comunale. L’azienda è titolare del marchio Slot Club Delle Alpi che ha sale a Torino, Genova, Bologna, Bussolengo e Abano Terme in Piazza Repubblica. Una sala giochi aperta 24 ore su 24 se non fosse per il regolamento comunale, approvato dal commissario straordinario, e una ordinanza che limita il periodo di accensione giornaliera delle macchinette mangiasoldi a sole 8 ore di funzionamento; dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17 alle 22. Orari che devono applicare tutti gli esercizi in cui siano installate slot o altre apparecchiature che forniscono vincite in denaro. Il regolamento, poi, fissa in almeno 500 metri la distanza che devono avere dagli edifici sensibili (scuole, patronati, ospedali) le nuove sale gioco che dovessero insediarsi ad Abano e quelle già presenti che dovessero trasferire la propria sede.
Dalla sua parte il Comune ha che il Tar, a un sommario esame proprio della fase cautelare, ha detto prevalente l’interesse pubblico alla tutela della salute minacciata dal fenomeno della ludopatia, rispetto all’interesse del ricorrente, di natura meramente economica, a non subire limitazioni spaziali o temporali nell’esercizio della propria attività imprenditoriale. Un giudizio che l’ente spera venga confermato dai giudici del Consiglio di Stato davanti ai quali avrà le sue ragioni difese dallo stesso legale che ha seguito fino ad ora la diatriba. Seppur non drammatica come quando si pone una sorta di alternativa tra lavoro e grave inquinamento, Ilva di Taranto o Tricom/PM Galvanica di Tezze sul Brenta, la questione è rilevante perché mette di fronte il bene della salute pubblica rispetto alla libertà di organizzazione dell’impresa.

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9 aprile 2017

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