“Claudio incapace di rispettare la legge” (Il Mattino)

Le motivazioni dell'arresto dell'ex sindaco di Abano e Montegrotto: i messaggi politici gli sono costati la libertà ritrovata

Mallet, legal code and scales of justice. Law concept, studio shots

Mallet, legal code and scales of justice. Law concept, studio shots

(Cristina Genesin)
Tutta colpa dell’intervista rilasciata al mattino di Padova. Un’intervista che, da detenuto agli arresti domiciliari, né poteva né doveva concedere. E Luca Claudio, l’ex sindaco pirata delle Terme, ben lo sapeva. Eppure ha parlato, calpestando il divieto di avere contatti con l’esterno (esclusa la ristretta cerchia di famiglia e i difensori). Anzi, è andato ben oltre: ha espresso valutazioni politiche. Ha insistito sulla sua innocenza, nonostante abbia ammesso precise responsabilità penali con gli investigatori, tanto da concordare la pena senza manifestare alcun pentimento. Insomma ha violato tutte le regole imposte dal giudice che gli aveva concesso gli arresti domiciliari, non una ritrovata libertà ma la possibilità di “scontare” la pena fra le mura domestiche nel rispetto di precisi limiti.
Prima visita in carcere. Ecco, in sintesi, i motivi che hanno convinto il gip padovano Tecla Cesaro a revocare gli arresti domiciliari e a rispedire in carcere Luca Claudio. Che ieri mattina, in una stanza della casa circondariale, ha incontrato uno dei difensori, il penalista Ferdinando Bonon. Provato, disperato, scosso: così Claudio – capelli lunghi, jeans e poca voglia di parlare – è apparso al legale che, con il professor Giovanni Caruso, era riuscito nel difficilissimo compito di “strappare” la concessione degli arresti domiciliari. Una concessione bruciata da Claudio in meno di 24 ore.
La revoca dei domiciliari. La lunga intervista? «Una violazione gravissima sia perché intervenuta a distanza di appena 24 ore dalla concessione della misura meno afflittiva (gli arresti domiciliari) sia per il tenore delle dichiarazioni rese dall’imputato, di connotazione anche politica, il quale non dimostra alcuna resipiscenza nonostante le risultanze degli atti d’indagine, le dichiarazioni confessorie dello stesso rese in relazione a diversi episodi contestati e l’intervenuta sentenza di applicazione della pena (il patteggiamento) richiesta dalle parti» scrive il gip Cesaro nel provvedimento del 6 marzo che azzera i domiciliari da lei stessa concessi giovedì scorso. E osserva: «A fronte della dimostrata incapacità di rispettare le prescrizioni dell’autorità giudiziaria, la misura degli arresti domiciliari, pur in un luogo lontano dai Comuni nei quali l’imputato ha svolto un ruolo da protagonista nel promuovere e organizzare una sistematica alterazione dell’andamento delle gare pubbliche durata un decennio (anche per la connivenza di numerose persone che erano a conoscenza del sistema), non appare adeguata a salvaguardare le attuali e persistenti esigenze cautelari come evidenziato nelle precedenti ordinanze di rigetto della richiesta di affievolimento della custodia in carcere».
Era stato avvertito. Claudio era tenuto a rispettare i limiti previsti per gli arresti domiciliari. E, pur consapevole di ciò, non lo ha fatto. Ancora il gip: «Con l’ordinanza che applicava i domiciliari era stato espressamente prescritto a Luca Claudio di non ricevere visite e comunicare con persone diverse dai familiari autorizzati. L’imputato era stato avvisato che, in caso di violazione, la misura poteva essere revocata con ripristino della custodia cautelare in carcere; gli stessi avvisi venivano ribaditi dalla Guardia di Finanza che ha lo accompagnato… (a Porto Levante) … Il giornalista Enrico Ferro ha confermato che le dichiarazioni virgolettate sono dell’imputato che, nella tarda mattinata del 3 marzo, rispondeva alle sue domande».


La procura aveva detto sì ai domiciliari pensando ci fosse stato un ravvedimento

È stata firmata dal procuratore capo Matteo Stuccilli e dal pm Federica Baccaglini la richiesta di revocare gli arresti domiciliari concessi a Luca Claudio. Una richiesta in cui si rammenta come il gip avesse ordinato «l’assoluto divieto di visita e di comunicazione con persone diverse dai familiari… la moglie, i figli, i genitori, il fratello e la sorella». Eppure Claudio si è fatto intervistare: «La polizia giudiziaria ha convocato il giornalista che ha dichiarato… di avere parlato per circa un’ora con Claudio. Gli ha scattato anche foto con il cellulare. È evidente che Claudio ha violato la prescrizione… L’ha fatto per rendere un’intervista nella quale – dopo aver patteggiato (4 anni) e aver ammesso alcuni fatti delittuosi – proclama ancora una volta la sua innocenza, fa riferimento alla politica… Tutte le ragioni che avevano indotto il gip a concedere la misura meno afflittiva, in un luogo lontano dal paese da lui amministrato (ma scelto da lui, nessuno lo ha mandato in esilio) sono risultate vanificate». La conseguenza? «Claudio ha dimostrato di non essere in grado di osservare i divieti. Non si è trattato di una situazione “fugace” (una persona a lui cara… alla quale non ha saputo negare lo scambio di qualche battuta) ma di una violazione che si è estrinsecata non solo nell’incontrare un giornalista, ma anche nel rendere dichiarazioni che vanno ben al di là del racconto dei mesi trascorsi in carcere». Ecco perché «i domiciliari, alla quale la procura aveva dato parere favorevole confidando/sperando in un ravvedimento dopo mesi di carcere, si è dimostrata inadeguata a far fronte alle esigenze cautelari che lo stesso Claudio, con quelle dichiarazioni politiche, ha dimostrato essere pienamente sussistenti».

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8 marzo 2017

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