Rapina in oreficeria, picchiata la titolare(Il Mattino)

Finta cliente fa da apripista a due banditi incappucciati e armati. Arraffati preziosi per alcune decine di migliaia di euro

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(Federico Franchin)
Hanno mandato avanti una donna sulla quarantina, vestita elegantemente per non destare sospetti. Non appena le due gioielliere hanno fatto scattare la serratura di sicurezza, nella gioielleria sono entrati anche due uomini mascherati impugnando una pistola e facendo immediatamente comprendere le loro intenzioni. Una delle due titolari della Gioielleria Elegance, comprendendo immediatamente le intenzioni dei malviventi ha cercato di chiudere la cassaforte, ma i banditi sono stati più veloci di lei, le si sono avventati contro colpendola più volte e spingendola a terra. Contemporaneamente uno di loro bloccava con un pezzo di legno che si era portato con sè la porta d’ingresso per garantirsi la via di fuga. Tutto è successo in pochi minuti in via Martiri d’Ungheria.
La finta cliente.
La rapina è andata in scena alle 9.30, poco dopo l’apertura della gioielleria. La titolare stava allestendo la vetrina del negozio quando alla porta si è affacciata, a volto scoperto, una donna sui 40 anni. La donna ha suonato il campanello della gioielleria per entrare come fosse una normale cliente dell’Elegance, salvo poi rivelarsi l’apripista per i rapinatori.
La rapina.
I tre, nel giro di pochi istanti, hanno messo a segno il colpo. Una delle due titolari, Maria Varotto, 58 anni, stava allestendo la vetrina disponendo monili e pietre preziose, lasciando aperta anche la cassaforte. I tre l’hanno scaraventata a terra, anche se la donna è riuscita a far scattare l’allarme, ma non a bloccare la porta.
La fuga.
Raccolto rapidamente un’ingente quantità di goielli e monili d’oro i tre rapinatori sono fuggiti a bordo di una Fiat Fiorino di colore bianco a tutta velocità in direzione della Casa di cura.
I soccorsi. Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri della stazione di Abano, giunti in pochi attimi alla gioielleria per i rilevi e per raccogliere elementi preziosi per risalire ai tre malviventi. I carabinieri, guidati dal comandante Mario Sinigagliese, supportati dal Radiomobile, hanno immediatamente soccorso la donna picchiata dai tre malviventi. Maria Varotto è stata accompagnata al vicino Pronto soccorso di Abano per le medicazioni del caso ed è stata subito dopo dimessa. Tanto che la gioielliera è rientrata già verso le 10.30 sul posto di lavoro per la conta dei danni.
Il bottino. Una volta tornata in gioielleria, la donna, con gli altri titolari della gioielleria, ha proceduto alla conta dei monili e delle pietre preziose mancanti. Il danno è stato ritenuto ingente e stimabile in qualche decina di migliaia di euro. Fortunatamente i tre banditi non hanno recato danni rilevanti al negozio. I carabinieri di Abano, assieme al Nucleo Investigativo di Padova, si sono messi a caccia dei predoni. Tramite alcune testimonianze di negozianti e passanti, i militari dell’Arma stanno cercando di ricostruire l’identikit dei tre malviventi. È quindi caccia aperta ai malviventi, che i carabinieri sperano di poter consegnare alla giustizia nel più breve tempo possibile.
Silenzio.
La rapina si è svolta senza clamore e senza destare sospetti, tanto che nessuno si è accorto dell’arrivo dei banditi e della conseguente rapina. «L’ho saputo solo alle 10, quando si è diffusa la notizia», ha spiegato il titolare della vicina tabaccheria. «Non ci siamo accorti di nulla».


Maria Varotto, contitolare di Elegance, portata al Pronto soccorso e poco dopo dimessa
«Attimi di panico, ma ho la scorza dura»

(f.fr.)
Ha avuto paura, ma alla fine come direbbe Vasco Rossi, «eh già, sono ancora qua». Maria Varotto, 58 anni, contitolare (con Olesia Paccagnella) della gioielleria Elegance di via Martiri d’Ungheria, ha avuto la meglio nei confronti dei tre banditi che le hanno portato via monili d’oro e pietre preziose. «Mi hanno picchiata e gettata a terra», racconta Maria Varotto. «Erano le 9.30 del mattino quando tre persone, una donna a volto scoperto e due uomini incappucciati, sono entrati nella mia gioielleria. Vedendo la donna, pensavo fosse una cliente e invece poi mi sono ritrovata vittima di una rapina». Sono stati attimi concitati per la donna, attimi che non finivano mai. «I malviventi hanno tenuto la porta aperta con un bastoncino e poi sono fuggiti con la refurtiva a bordo di un’auto», ricorda ancora Varotto. «Sono andata poi al Pronto soccorso per i controlli del caso e sono stata immediatamente dimessa». A soccorrere la donna, oltre ai carabinieri, anche i familiari e gli altri titolari della gioielleria, che hanno cercato di rincuorare e rasserenare la malcapitata. «Credevano di piegarmi, ma ho la scorza dura», aggiunge Varotto. «Fortunatamente è andata bene e non mi sono fatta nulla di grave. Sto bene». La giornata di Maria Varotto e dei titolari della gioielleria è corsa via poi tra la conta dei danni e le domande di curiosi e clienti. Il tema della sicurezza torna quindi in auge ad Abano, dato che solo mercoledì si era verificata una spaccata al negozio d’ottica Green Vision, poco distante dal luogo della rapina di ieri.


Nel luglio 2005 il “colpo” in via Jappelli costò la vita al gioielliere Gianfranco Piras

(f.fr.)
Nella storia delle rapine alle gioiellerie di Abano c’è un precedente che ha avuto conseguenze ben più gravi. Risale al 19 luglio 2005 quando, alla gioielleria Piras di via Jappelli, venne ucciso il titolare, Gianfranco Piras (nella foto), 64 anni. Piras era stato colpito a morte da un proiettile al torace sparato forse da Emanuele Crovi, giostraio, 32 anni, fuggito sanguinante e abbandonato dai tre complici, un’ora dopo, di fronte all’ospedale di Piove, dove spirò. Vani i tentativi dei sanitari del Suem di salvare il gioielliere che, pur ferito, riuscì ad estrarre la sua Beretta da sotto il bancone e a esplodere un colpo che aveva centrato il rapinatore. Una rapina fallita e finita nel sangue che aveva gettato nel terrore decine di persone che passeggiavano lungo la zona pedonale di Abano. Quattro i banditi in azione. Uno armato di pistola e due di kalashnikov; il quarto, l’autista, era rimasto a bordo dell’Alfa 33 rosso mattone in attesa. Dai balconi alcuni coraggiosi residenti gettarono vasi di fiori nel tentativo di colpire i malviventi.

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5 marzo 2017

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