Claudio lascia il carcere, domiciliari in riva al mare (Il Gazzettino)

L'ex sindaco a preso in affitto un appartamento

marina di porto levante - testata - DimOK

«Arresti fuori provincia per non influenzare le elezioni»

(Luca Ingegneri)
Alle 18.29 Luca Claudio ha lasciato la Casa circondariale di strada Due Palazzi, dopo otto mesi e nove giorni di reclusione. Il giudice Tecla Cesaro, lo stesso che aveva accolto la sua richiesta di patteggiamento a quattro anni di carcere, gli ha concesso gli arresti domiciliari. A bordo di un Suv di colore scuro, in cui ha preso posto anche il tenente colonnello Luca Lettere, scortato da tre auto della Guardia di finanza, l’ex primo cittadino di Abano ha preso la strada del Polesine. Claudio sconterà infatti la pena in un appartamento preso in affitto a Porto Levante, in comune di Porto Viro, a due passi dal Delta del Po. Potranno fargli visita esclusivamente i famigliari, ed in particolare l’ex moglie, i tre figli e gli anziani genitori.
La scelta di Porto Levante è maturata a sorpresa dopo lunghe e laboriose trattative tra i difensori di Claudio, il penalista Ferdinando Bonon e il professor Giovanni Caruso, e il giudice. Dopo aver ottenuto il parere favorevole del pm Federica Baccaglini alla concessione dei domiciliari, i legali dell’ex sindaco hanno formulato due proposte in alternativa. Il ritorno nell’abitazione di famiglia, in via Campagna Bassa, a Montegrotto, dove i finanzieri l’avevano arrestato all’alba del 23 giugno scorso, oppure il buen retiro in un agriturismo sui Colli, indicato dal fratello di Claudio. Il giudice Cesaro le ha scartate entrambe, sostenendo che l’ex sindaco non può tornare – almeno per ora – a respirare l’aria delle Terme, cioé di quel territorio in cui si è reso protagonista di numerosi episodi di corruzione e concussione. In altre parole il suo ritorno nel bacino termale è stato giudicato troppo rischioso, in considerazione della pericolosità sociale dell’ex primo cittadino, e delle imminenti elezioni amministrative sulle quali potrebbe esercitare la sua influenza. I difensori si sono allora prodigati nel tentativo di individuare una sistemazione al di fuori della provincia di Padova, come indicato dal magistrato. Alla fine la scelta è caduta su Porto Levante, tranquilla località in riva al mare, dove l’entourage di Claudio ha individuato un appartamento per il quale è stato stipulato un contratto d’affitto. Nella località bassopolesana sconterà verosimilmente gran parte della pena residua – circa tre anni, detratti gli sconti di pena – in attesa dell’ultimo atto in Cassazione, in calendario entro i prossimi 3-4 mesi. I legali di Claudio hanno impugnato il patteggiamento davanti alla Suprema Corte più che altro per guadagnare tempo. Con un verdetto definitivo sarebbe stato quasi impossibile ottenere gli arresti domiciliari. Dovrà però attendere gli sviluppi giudiziari delle altre inchieste che lo riguardano.
A breve l’ex sindaco sarà chiamato ad affrontare il secondo processo, quello legato alla pretesa e mai incassata tangente da 280mila euro per i lavori di riqualificazione ambientale dell’ex discarica di Giarre. Deve rispondere dei reati di concussione, induzione indebita a promettere favori e concorso in turbativa d’asta. Per questa seconda tranche d’indagine il Tribunale del Riesame aveva già revocato il provvedimento restrittivo. Gli avvocati di Claudio hanno annunciato una scelta processuale differente: nessun rito alternativo e difesa ad oltranza in dibattimento.


«Confermata la pericolosità»

(Al.Ma.)
Per tutti i candidati sindaco di Abano e per il primo cittadino di Montegrotto, Riccardo Mortandello, è stata una sorpresa la concessione degli arresti domiciliari all’ex sindaco Luca Claudio; non alle Terme ma a Porto Levante. «La giustizia farà il suo corso. Non si può che prendere atto della riduzione delle misure cautelari con l’effetto che l’ex sindaco sarà più vicino ai suoi figli – commenta Mortandello – del resto non mi interesso molto perché il nostro impegno massimo è teso a riparare i danni che le amministrazioni Claudio e Bordin hanno fatto alla città. Mi interesso quel tanto che è funzionale alla causa civile che intendiamo promuovere ai due ex sindaci. Noto che i domiciliari in provincia di Rovigo sono una conferma di quella pericolosità affermata dal giudice nella sentenza che lo ha condannato a 4 anni di carcere». Più stringate le considerazioni di Federico Barbierato, candidato sindaco di Cittadini per Il Cambiamento e Partito Democratico. «È un capitolo chiuso della vita politica e amministrativa della città – afferma Barbierato – dobbiamo guardare avanti costruendo le condizioni perché non si ripetano gli errori del passato». Da forte oppositrice dell’amministrazione Bordin a Montegrotto, erede politica del decennio claudiano della città di Bertha, Sabrina Talarico è ora candidata alla fascia tricolore di Abano per Grande Abano: «Sono un po’ stupita ma comunque accetto la concessione dei domiciliari. La giustizia fa il suo corso. Ci auguriamo solo che non si producano condizionamenti o suggestioni nella campagna elettorale. Fa riflettere che i domiciliari siano stati concessi a Rovigo. Significa che qui c’è una situazione che non permette il suo rientro in questi luoghi. È un fatto preoccupante». Emanuele Boccardo è il candidato sindaco aponense di una civica che ha il suo nome: «Politicamente ritengo che Luca Claudio sia un passato abbastanza ingombrante. Dal punto di vista giudiziario le cose fanno il loro corso e se la Magistratura ha concesso i domiciliari è perché ci saranno buoni motivi».

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3 marzo 2017

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