L’archeologia è una risorsa (VeneziePost)

Il progetto Acque patavinae, conoscere per salvaguardare. Ma anche offrire ai turisti un elemento di attrazione in più.

di Francesca Ghedini

Le acque termali euganee: una lunga storia

L’area termale euganea attrasse l’interesse della popolazione residente fin da epoca molto antica: le sorgenti, che sgorgavano ad altissima temperatura, creando talvolta cerulei laghetti da cui si levavano densi vapori dall’odore acre, suscitarono meraviglia e curiosità e vennero interpretati come manifestazione di un potere soprannaturale. I fedeli si recavano alle fonti portando doni alla divinità; tazze e coppe, che riproducevano in miniatura quelle realmente usate sia nella vita quotidiana che in occasione delle cerimonie sacre, piccole statue in bronzo di offerenti, di cavalieri ed anche di cavalli (i rinomati cavalli veneti, espressione dello statuto sociale del committente), venivano deposti accanto alle sorgenti o sulle sponde dei bacini ribollenti, o anche gettati nelle acque azzurrine, per chiedere una grazia o come espressione di devozione per il suo ottenimento. Centinaia di questi manufatti, commisti a terra nera e ossa animali, sono emersi nel corso di scavi occasionali o sistematici nell’area fra il Monte Castello e San Pietro Montagnon, oggi occupata dall’Hotel Terme Preistoriche.
A queste sorgenti il popolo dei Veneti dovette annettere una grande importanza dal momento che, intorno alla metà del II secolo a.C., esse furono all’origine di una controversia sui confini fra Padova (Patavium) e Este (Ateste), per la cui risoluzione dovette intervenire addirittura il proconsole romano Lucio Metello Calvo: a Padova fu attribuita la vasta pianura a est dei colli, corrispondente al territorio delle odierne Abano, Montegrotto Battaglia Terme, e una porzione dell’area collinare. Ma l’avvento dei Romani che fra II e I secolo a.C. si impadronirono saldamente dell’intera pianura padana, tracciando strade, deducendo colonie, organizzando il territorio, cambiò in maniera abbastanza radicale il rapporto con la preziosa risorsa idrica, che andò perdendo la sua valenza sacrale in favore di un utilizzo medico. Le acque termominerali, di cui la medicina percepiva l’importanza terapeutica, divennero oggetto di uno sfruttamento intensivo con una occupazione diffusa del territorio (costruzione di stabilimenti, ville d’ozio e ville rustiche, edifici per il tempo libero ecc.). Ma le fonti termali euganee erano celebri anche per la presenza dell’oracolo di Gerione (stretto infatti è il rapporto fra le fonti termali e la mantica), presso cui si recò anche Tiberio, non ancora imperatore: ne abbiamo notizia dallo storico Svetonio, che afferma che i dadi d’oro gettati nella fonte del dio Apono dall’illustre visitatore ancora rilucevano al suo tempo. La fama del sito non venne meno neanche dopo la caduta dell’Impero, come ci conferma la lunga lettera che Cassiodoro, segretario del re goto Teoderico, inviò all’architetto Aloisio, per sollecitare interventi a salvaguardia sia degli antichi edifici, fra cui viene ricordata una grande piscina ricoperta di tessere di mosaico verde e l’imponente mole del palazzo imperiale, sia del paesaggio che conservava intatta la sua straordinaria bellezza fatta di boschi e di fonti, di ruscelli e di laghetti.

Valorizzare il territorio si può
Questo il quadro storico, tracciato a grandi linee, che costituisce lo sfondo del Progetto Aquae Patavinae a cui docenti, specializzandi e studenti dell’Università di Padova, unitamente a ispettori, architetti, restauratori della Soprintendenza e con la fattiva collaborazione del Comune di Montegrotto Terme, si dedicano da più di un decennio nella prospettiva di valorizzare le straordinarie emergenze archeologiche venute alla luce nel corso degli anni. Si tratta di un progetto ambizioso, che grazie al supporto economico offerto dalla Società Arcus S.p.A, dalla Regione Veneto, dalla Fondazione Cariparo e dal MIUR, ha potuto procedere sui due binari paralleli della ricerca e della valorizzazione.
Il comprensorio corrispondente all’area Abano / Montegrotto è stato indagato mettendo a sistema antiche e moderne metodologie di indagine (ricerche bibliografiche e d’archivio, cartografia storica, lettura e interpretazione delle foto aeree e da satellite, ricognizione a terra ecc.) che hanno consentito una ricostruzione, sia pure a maglie larghe, delle modalità di occupazione del territorio, grazie all’individuazione di edifici e infrastrutture territoriali, quali strade, acquedotti, divisioni agrarie; contestualmente alla elaborazione del progetto scientifico (base indispensabile per qualsiasi operazione di valorizzazione), si è proceduto a realizzare una serie di interventi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica e a far comprendere la valenza culturale e l’unicità della storia del bacino termale euganeo. Un punto informativo è stato ubicato in una piccola sala nella locale stazione, che Ferrovie dello Stato ci ha concesso in uso affinché i viaggiatori che giungono a Terme Euganee possano avere una informazione generale sul territorio; nei pressi delle aree archeologiche sono stati posti pannelli esplicativi, redatti anche in inglese e tedesco, e altri sono distribuiti in corrispondenza dei luoghi in cui sono emersi importanti resti oggi non sono più visibili. Interventi di restauro hanno interessato sia l’area di Via Scavi con le grandi vasche e il piccolo teatro, dove forse si esibì la danzatrice Claudia Toreuma, morta in giovanissima età sia il complesso sotto l’Hotel Terme Neroniane, costituito dalla vasta sala absidata e dalle canalizzazioni, che viene illustrato al visitatore grazie a suggestivi giochi di luce. Infine, la maestosa villa presso l’Hotel Terme Neroniane è stata restaurata e protetta da una copertura evocativa degli originari volumi dell’edificio.
I destinatari di questa operazione, che è stata possibile grazie allo stretto ed inscindibile accordo fra le diverse istituzioni a vario titolo interessate al Progetto, sono innanzitutto i residenti, a cui ci si è rivolti per far comprendere loro l’importanza del recupero delle testimonianze di un grande passato: infatti, nonostante la urbanizzazione selvaggia degli anni del Dopoguerra abbiaradicalmente trasformato un paesaggio che ancora ai primi del ‘900 si conservava quasi intatto, portando alla perdita, irreparabile, di importantissimi dati conoscitivi, quanto resta, è sufficiente per fare di Terme Euganee un luogo unico, in cui lo sfruttamento della straordinaria risorsa idrica è continuato senza interruzioni dall’antichità ad oggi.

L’archeologia: una risorsa per il turismo culturale
Conoscere per comprendere; comprendere per salvaguardare; salvaguardare per trasmettere  ai posteri e per offrire ai turisti che numerosi affollano le stazioni termali un elemento di attrazione in più, costituito da un percorso attraverso i secoli che dia loro la percezione di trovarsi in un luogo unico. Il  nostro impegno in questa prospettiva non è finito: nei prossimi mesi ci dedicheremo alla realizzazione del Museo del Termalismo, che sarà ubicato nella suggestiva sede di Villa Draghi e, unico in Europa, illustrerà le modalità d’uso delle acque termali nel mondo romano, mettendo a disposizione dei visitatori gli straordinari reperti venuti alla luce nel corso degli scavi, offrendo loro ricostruzioni in scala e virtuali dei monumenti meglio noti, e accompagnandoli attraverso un viaggio ideale nell’area termale euganea dall’antichità ad oggi.
Duole però sottolineare che per il momento il grande sforzo compiuto dai promotori del progetto non ha ancora ottenuto i risultati sperati, forse anche a causa di un certo disinteresse dei responsabili della promozione turistica del comprensorio. In un inserto che illustrava le potenzialità delle terme di Abano e Montegrotto, pubblicato nel Corriere del Veneto del 22 novembre 2013, alla voce cultura si parla di “antichi borghi, castelli, eremi, ville venete…”, ma nessun cenno alle aree archeologiche visibili e visitabili; nessun cenno al sito web (www.aquaepatavinae.it), da cui ci si può scaricare la storia del territorio, le piante e le ricostruzioni degli edifici scavati, le foto degli oggetti più significativi che saranno oggetto di esposizione nel Museo del Termalismo. Duole altresì che non ci sia da parte degli albergatori e delle istituzioni una volontà di raccontare ai turisti italiani e stranieri la straordinaria storia delle acque termali euganee, una storia che è la migliore garanzia del loro valore terapeutico.
Ma noi non ci arrendiamo: la conoscenza della duratura fortuna delle sorgenti dell’area euganea deve diventare non solo un supporto per la crescita culturale della popolazione residente, ma un volano per lo sviluppo turistico di questa importante parte del nostro territorio e un monito per coloro che vogliano continuare a sconciarlo senza rendersi conto di dilapidare così un patrimonio ineguagliabile.

venerdì 14 febbraio 2014

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