La ghiacciaia Manzolini

La ghiacciaia Manzolini si trova in via Cesare Battisti
Le foto sono state scattate nel Gennaio 2011

Al giorno d’oggi il ghiaccio e il sistema del freddo per la conservazione dei cibi è alla portata di tutti, ma ancora alla metà del secolo scorso, quando i moderni frigoriferi ancora non esistevano, il ghiaccio veniva distribuito casa per casa e conservato in ghiacciaie casalinghe, inventate solo agli inizi del 1900.

Ma com’era la situazione prima di queste invenzioni?

Sin dai tempi dei romani la neve e il ghiaccio venivano immagazzinati in buche o in grotte naturali ed utilizzati sia per rinfrescare le bevande che per conservare i cibi.

Tuttavia solo dopo la conquista della Grecia, i Romani riuscirono ad imparare il rivoluzionario modo di utilizzare la neve e il ghiaccio.

A testimonianza di ciò ritroviamo un’antica ricetta scritta da Plinio il vecchio, che lascia intuire quanto si fosse molto vicini al concetto di “sorbetto”: una bevanda composta da ghiaccio finemente tritato e miele con un’altra porzione di ghiaccio e succo di frutta, in modo da ottenere una sorta di crema ghiacciata, che poteva essere degustata non solo dai ricchi ma da tutto il popolo.

Nel Medioevo l’uso della conservazione del ghiaccio decadde per riprendere poi intorno al XV secolo, grazie ai rinnovati contatti con il mondo arabo.

In genere le neviere risalenti a questo lungo periodo erano parzialmente interrate; erano nella maggior parte dei casi circolari e coperte a tetto, ma talora anche nascoste da uno spesso strato di terra, mentre l’area circostante veniva dotata di alberi ad alto fusto e con larghe chiome per mantenere l’edificio all’ombra.

Le ghiacciaie potevano essere costruire anche in mattoni, ma spesso erano semplici buche nel terreno ove il ghiaccio o la neve venivano pressati alternati a strati di paglia e coperti da foglie secche o stracci di lana.

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