Domenico Cerato

Un architetto vicentino del Settecento ad Abano

Domenico Cerato è stato un architetto e professore di architettura (forse Mason, Vicenza 1715 – Padova 1792) attivo principalmente fra le province di Padova e Vicenza.

Abano deve a lui due importanti edifici: il Duomo di San Lorenzo e la settecentesca chiesetta del Montirone.

Domenico Cerato, statua in Prato della Valle

Domenico Cerato, statua in Prato della Valle

Domenico Cerato venne adottato ancor giovanissimo dal conte Francesco Cerato-Loschi con il pieno consenso della moglie Carolina Loschi: suo padre naturale sarebbe stato, secondo alcuni, un Bernardo Fradellini, agente d’amministrazione dei cospicui beni Cerato a San Biagio di Mason; secondo altri, lo stesso conte Francesco. Studiò a Vicenza, nelle scuole dei gesuiti. Nell’anno scolastico 1733-1734 figura iscritto al seminario di Padova dopo aver prima, a quanto sembra, tentato gli studi di diritto e, certo, senza molta vocazione, se ben presto se ne allontanò.

Morto il conte Cerato-Loschi subito dopo il 1745, Cerato, trovatosi favorito da un vitalizio annuo di 235 ducati, con la disponibilità di alcuni poderi e circa 4.000 ducati in mobili, preziosi, denaro liquido, godette per poco, stabilitosi a Vicenza, di una relativa agiatezza: non molto avveduto negli affari, dissipò facilmente, assieme ad amici padovani, quasi tutto il patrimonio. Ma, nella necessità, maturava in lui quella naturale vocazione all’insegnamento ed alla pratica dell’architettura che, rafforzata da studi personali ed asistematici di matematica, geometria, meccanica e disegno, lo accompagnerà per la vita.

Risalgono agli anni fra il 1746 ed il 1756 le sue prime importanti opere nel Vicentino, come i portici di Monte Berico, il palazzo Civena-Trissino, il rifacimento di Villa Apolloni ora Zordan ad Altavilla Vicentina. A metà degli anni ’50 si trasferisce a Padova accettando l’ospitalità dell’astronomo e meteorologo Giuseppe Toaldo, suo amico e condiscepolo nel seminario padovano quasi coetaneo e conterraneo, divenuto dal 1759 arciprete di Montegalda, e chiamato nell’anno 1764 alla cattedra padovana di astronomia.

Padova, Specola

Padova, Specola

Nel dicembre 1765, Cerato venne invitato a progettare l’osservatorio astronomico nel palazzo del Bo di concerto con l’amico Toaldo. Subito dopo aver scartato la possibilità di erigere la specola nel palazzo del Bo, venne individuata la torre maggiore del Castel vecchio come sede definitiva per la nuova costruzione. Ai primi del 1767 si diede inizio al cantiere e Cerato viene nominato ‘Pubblico architetto’. I lavori per la costruzione della Specola durarono un decennio, dal 1767 al 1777, e diedero come risultato una delle specole più apprezzate d’Italia. Spettano al vicentino i finestroni bugnati ricavati nel corpo della torre e la sua parte terminale, le terrazze ad oriente, e, forse, lo scalone a giorno nei cui sostegni trovano accorto reimpiego colonne gotiche di varia provenienza. Cerato e Toaldo iniziano così quel lungo sodalizio che durerà fino alla morte dell’architetto.

La prova più evidente della fama raggiunta da Cerato sta nella sua nomina a professore per la nuova cattedra di «Architettura pratica civile», creata appositamente dall’Università di Padova nello stesso 1771.

L’esperienza dimostrata e maturata negli anni dopo il 1766 porta Cerato ad essere molto spesso interpellato per collaudare, dare pareri, stendere perizie di lavori ad opere pubbliche eseguiti da altri. Su incarico della Serenissima, verifica le modifiche alle coperture del Palazzo ducale, sede del Maggior consiglio, della basilica di S. Marco, della basilica dei Frari, della chiesa del Redentore e del palazzo pubblico di Montagnana; nel 1774 redige una perizia per il rifacimento della scalone del palazzo con loggia, sede del Consiglio in piazza dei Signori a Padova.

Domenico Cerato e il Prato della Valle

Prato_della_Valle

Determinante fu il suo incontro con Andrea Memmo, spirito aperto di riformatore e fedele allievo di Carlo Lodoli, provveditore straordinario del governo veneto a Padova: nel 1775, in uno spirito di piena collaborazione tra l’architetto, avveduto realizzatore, ed il provveditore, cominciò la sistemazione della vastissima area acquitrinosa del “Prato della Valle”.

Al centro viene isolato da un canale, alimentato tramite condutture sotterranee, un ampio spazio ellittico (la famosa “isola Memmia”), raggiungibile per quattro ponti, popolato da ben ottanta statue di padovani e forestieri illustri, da vasi ornamentali su alti piedistalli, da aguzzi obelischi. Abbandonata la primitiva idea di esedre di botteghe che avrebbero dovuto valorizzare l’aspetto mercantile dell’assieme, tutto ombreggiato di alberi annosi e con i suoi viali il “Prato” si presenta come il parco di una villa veneta settecentesca magicamente inserito in una smagliatura ai margini del contesto cittadino, sospeso tra il fascino lucido ed un po’ freddo dell’illuminismo, un molle sapore d’Arcadia l’incanto di un romantico presentimento (Bettini, 1973).

Ospedale Giustinianeo

Ospedale Giustinianeo

Del 1778 è la definitiva approvazione del progetto per il nuovo Ospedale civile di Padova, la cui costruzione iniziò alla fine di quell’anno per concludersi nel 1798. Segue poi la realizzazione del seminario vescovile di Rovigo fra il 1779 ed il1794, purtroppo alterato dalla sopraelevazione (1949-1950) di un piano.

 

 

Oratorio settecentesco del Montirone

Oratorio settecentesco del Montirone

Del 1779-1780 è la chiesa dei Bagni di Abano, mentre risale ad alcuni anni precedenti la chiesa arcipretale di Abano.

 

 

 

 

Oratorio del Montirone. Da "I bagni di Abano" di Salvatore Mandruzzato, Padova, 1850. Rielaborazione Mario Mancusi

Oratorio del Montirone. Da “I bagni di Abano” di Salvatore Mandruzzato, Padova, 1850. Rielaborazione Mario Mancusi

 

 

 

 

 

 

 

Facciata duomo rifatta nel 1903 in stile neoclassico

Facciata duomo rifatta nel 1903 in stile neoclassico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il nuovo metodo per disegnare li cinque ordini di architettura

Nel 1784 Cerato pubblica in Padova, presso l’editore Penada, il suo Nuovo metodo per disegnare li cinque ordini di architettura civile conforme le regole di Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi, in due tomi dedicati ai “Riformatori dello Studio” patavino. Opera che descrive in modo diretto la sua concezione dell’architettura nel clima dell’illuminismo. E il contenuto dell’insegnamento è tipico esempio di una convinta concezione razionalista, logico sbocco della formazione palladiana e, soprattutto, scamozziana di Cerato rinvigorita nell’alveo della feconda tradizione padovana, instaurata su basi scientifiche fin dal Galilei e portata ad esiti di scoperta strutturazione tecnologica, proprio nel secondo ‘700.

L’architettura è in tal modo inquadrata nei termini di una scienza esatta, basata su una ferrea concatenazione di rapporti stabiliti dal calcolo matematico. Senza nessuna facile indulgenza accademica, nel suo insegnamento prevale la particolare attenzione agli aspetti economici e operativi dell’edilizia: gli allievi imparavano a costruire ponti, case coloniche, porte, osterie, colonne, manufatti, insomma, in cui fosse essenziale saper impostare le strutture in termini eminentemente funzionali e tecnici.

Cerato morì a Padova il 30 maggio 1792 e fu sepolto con modesto funerale: tuttavia, appena un mese dopo, il Nuovo Giornale enciclopedico d’Italia gli dedicava un commosso necrologio, esaltandone i meriti di architetto e di insegnante, le doti di “uomo raro, d’una bontà infinita, d’una modestia, d’una riverenza, d’una beneficienza illimitata verso tutti”; e l’amico Toaldo ne rimpiangeva, in una sua nota autografa, l'”esattezza impareggiabile”.

Lasciava agli allievi tutti i suoi disegni, gli strumenti della professione con gli armadi stessi che li contenevano e i numerosi libri posseduti, prova evidente, nella ricchezza e varietà dei titoli, della apertura dei suoi interessi alla circolazione europea della cultura a lui contemporanea.

 

Bibliografia

Franco Barbieri, in Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani), vol. 23 (1979)
Alessandra Ferrighi, https://www.academia.edu/2359614/Domenico_Cerato

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