La Biblioteca Civica

Le origini, la storia e il presente della Biblioteca civica di Abano Terme

Ad Abano, l’idea di istituire una biblioteca pubblica maturò progressivamente all’interno di un preciso indirizzo politico che fu individuabile già nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Il professor Talami, sindaco del Comune di Abano Terme dal 1960 al 1975 e quindi ancora dal 1977 al 1979, si adoperò per realizzare nel migliore dei modi questa istituzione, la cui stessa data di inaugurazione e di apertura al pubblico, il 25 aprile 1970, Festa della Liberazione, stette a significare l’idea di promozione della cultura come frutto di una vera crescita del Paese.

“Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.

Questa frase, che la grande scrittrice francese Margherite Yourcenar fa pronunciare all’imperatore romano Adriano nel libro “Memorie di Adriano”, esprime pienamente l’intento che animò l’allora sindaco Federico Talami che volle e fondò, nel 1969, la Biblioteca Civica di Abano Terme.scan00090

Come prima sede (dichiarata esplicitamente provvisoria) la biblioteca fu collocata in quattro (poi ampliate a otto) stanze al primo piano del civico 13 di viale delle Terme (attuale sede del Comando dei Vigili Urbani).

Con la decisione, alla fine degli annti 70 di spostare il Consorzio Agrario fuori dal centro abitato, l’Amministrazione Comunale retta dal Sindaco Armando Gennaro chiese di poter disporre dell’edificio dell’ex consorzio in comodato gratuito. Così la biblioteca nel 1979 si trasferì nella nuova sede, considerata tuttavia ancora “provvisoria”.

Inizialmente venne occupata solo una parte dell’edificio, ma poi si poterono utilizzare ulteriori spazi particolarmente ampi. Il Comune riuscì a creare una sede dignitosa che, grazie a una riorganizzazione degli ambienti, venne usufruita con notevole gradimento da parte degli utenti nel corso degli anni a venire.scan00094

Nel 1988 prese avvio l’Amministrazione guidata dal sindaco Gennaro (con assessore alla cultura Giovanni Ponchio) che, nell’ambito della riqualificazione del centro storico, decise di ubicarvi alcune delle funzioni pubbliche più richieste allo scopo di trasformarlo in un vero e proprio centro civico, funzionale alla vita sociale di tutti i cittadini: la prima ad essere individuata tra le opere da realizzare fu la Biblioteca Civica.

Per la progettazione architettonica l’Amministrazione Comunale decise di affidarsi a Paolo Portoghesi (Roma, 1931), uno dei più noti architetti italiani, autore di prestigiose opere  oltre che in Italia, in Germania, Russia, Cina, Giordania, Sudan, Guatemala, Gran Bretagna. E fra le opere italiane non possiamo non ricordare il progetto del Parco Urbano Termale realizzato sempre ad Abano Terme.

image1Portoghesi è il più celebre esponente italiano di quella corrente chiamata postmoderno che riporta in auge i valori dell’ornamento e dell’estetica e inserisce nelle progettazioni esplicite citazioni del passato, senza troppo privilegiare l’a funzionalità degli edifici. Date queste premesse, era inevitabile che il progetto biblioteconomico restasse in larga parte disatteso e che la gradevolezza estetica facesse aggio sulle ragioni dell’efficienza del servizio.

A quei tempi infatti il modello più avanzato era quello della “biblioteca supermercato”, ossia una biblioteca che permette di offrire all’utente qualsiasi tipo di prodotto desiderato, per poi farlo uscire con un carico di ulteriori “prodotti” incontrati durante la visita grazie a particolari strategie espositive. Per permettere questa tecnica si presupponeva una grande visibilità dei servizi, come per esempio un ingresso estremamente ampio, postazioni del personale centrali rispetto ai flussi dell’utenza, immediata riconoscibilità di libri e prodotti multimediali, ecc.

Portoghesi al contrario recuperò il modello di “biblioteca basilica” ossia un’arca della cultura che affida al proprio aspetto sontuoso il compito di comunicare l’autorevolezza del proprio ruolo. Nell’edificio si possono infatti osservare numerose citazioni: i cinque tondi d

ella villa palladiana di Poiana, il tetto a carena rovesciata di nave della Basilica palladiana di Vicenza o quello del Palazzo della Ragione di Padova e i portici del medesimo. L’intento di Portoghesi era infatti quello di creare un edificio radicato attraverso la suggestione di significative citazioni culturali e artistiche nel territorio in cui sorgeva e capace di suscitare nei cittadini aponensi un simbolo nel quale riconoscersi.

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Il 9 ottobre 1999 il Sindaco Cesare Pillon, con cerimonia solenne e con l’intervento di autorità e personalità di cultura, tra cui lo scrittore Gian Antonio Cibotto, il presidente nazionale dell’Associazione Italiana Biblioteche, il progettista dell’opera Paolo Portoghesi, inaugurava il nuovo edificio di via Matteotti 70.

Così lo descrive Antonella De Robbio su “AIB Notizie” del 1999.

Un edificio nato e costruito a dimensione aponense, che può trovare la sua giusta collocazione solo in Abano, perché, trasposto in altro spazio, non avrebbe senso. Portoghesi ha citato il suo rapporto di dialogo con le realtà venete, con i bibliotecari che ha avuto a fianco in questi anni per la realizzazione del progetto, con la gente veneta dalla parlata semplice e diretta che punta diritto all’immediatezza. Ha parlato di «oceani» veri e virtuali e di culture antiche e nuove, della vicinanza di città architettoniche quali Venezia e dei tesori di Padova, delle profonde radici religiose che permeano la vita degli abitanti, tutti fattori che hanno influenzato l’esprimersi della sua creazione. Il richiamo al Palladio come parte dell’edificio verso il basso, alle radici, si contrappone alla nave rovesciata che naviga i cieli, nello sguardo verso l’alto, forte richiamo al Palazzo della Ragione in Padova, ma che si riconduce anche alle antiche navi veneziane, ecco … questa struttura/biblioteca si pone tra terra e cielo…

E poi più avanti le parole dell’autore.

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Guardi… quegli alberi laggiù, lì …dietro il gruppo di oblò, che formano un’unica grande finestra, …l’idea degli alberi dietro mi venne alla vecchia Nazionale di Roma, molti anni fa, …ho vissuto a lungo dentro le biblioteche, ho trascorso parte della mia vita dentro le strutture e ho voluto creare qualcosa nato e pensato per i servizi di biblioteca. L’idea dell’oblò fa part della «nave» che permette il raccordo nel viaggio tra cielo e terra, in un’unione mistico/carnale, profondamente religiosa, ma anche legata alla quotidianità di questa terra dalle origini contadine. Così come la scelta raffinata dei materiali, marmo per le colonne che aprono l’accesso al font desk, semplici e discrete, mai imponenti, le cornici delle porte e i segnapiano, il marmorino delle pareti, azzurro d’interno (l’azzurro del cielo di Abano) e rosa di fuori, legno per terra ovunque, legno chiaro e scuro, alternati i disegni geometrici che dilatano la sensazione del tempo.

Il tetto, ricoperto di lastre di rame, a forma di carena di nave, racchiude il «cuore della biblioteca» che pulsa nella sala di consultazione, con la luce che giunge chiara e netta dalle lunette circolari.

Ma passiamo alla descrizione architettonica – funzionale come riportata nella rivista “Materia”del 1999 a cura di Fabrizio Carloncelli.

L’architettura di Paolo Portoghesi è messaggio.


L’architetto affronta il tema della biblioteca civica di Abano componendo un’opera calligrafica, manifesto d’una tesi: immaginazione e ragione sono dimensioni spirituali promotrici dell’architettura, coesistono e si confrontano nella tensione costruttiva che trova definitivo equilibrio nella realizzazione.

La biblioteca è un edificio urbano, destinato all’osservazione reiterata del cittadino, che ne osserva i segni, percepisce relazioni tra le parti e di giorno in giorno acquisisce stimoli a comprenderne significati.



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L’edificio si sviluppa come ordinata intelaiatura di segni che scandisce il volume in loggia colonnata, piano nobile e ammezzato, a conclusione del quale la cornice trabeata sbalza affermando la cesura tra edificio e piano attico. Quel distacco è necessario per rendere evidente il fuoriscala esercitato dal piano attico sul volume sottostante dell’edificio.

Tra l’architettura della ragione e l’architettura dell’immaginazione Paolo Portoghesi non sceglie, ma coglie la possibilità scenica della distorsione prospettica generata dell’accostamento a scala diversa di due razionali citazioni palladiane: l’ipertrofica corona finestrata degli abbaini ed il delicato grafico delle facciate compresso dal serrato sistema loggiato.

La sovrapposizione del tetto all’edificio è un gioco raffinato, nel quale il tetto assume la funzione di un piano attico adottando proporzioni proprie al coronamento di una basilica. Le finestre tripartite coronate d’occhi sono perfettamente necessarie all’illuminazione del sottotetto e pur connesse all’edificio dalla tripartizione, che procede sulla facciata, appaiono dilatate e sembrano sprofondare nel volume dell’edificio.vedimmagine-4

E’ il tetto, infatti, il fulcro della composizione a cui la sottostante parte dell’edificio resta commento.

Su questo piano di 550.00 mq sono organizzate una sala libraria di 210.00 mq collegata al magazzino libri mediante montacarichi, una hall a connessione con la sala informazioni bibliografiche di 75.00 mq, lo spogliatoio del personale, i servizi igienici insieme con altri uffici complementari. La suddivisione degli spazi più ampi è prevista mediante pareti attrezzate e mobili. La copertura è voltata a padiglione con altezza utile del piano sottotetto che varia da 1.40 m a 5.85 m, ma la curvatura a sesto ribassato della centina principale s’imposta rapidamente su una media altezza di 4.00 m. Sulla volta a padiglione che copre l’intero piano s’innestano tre unghie tonde.

image5L’edificio si sviluppa come ordinata intelaiatura di segni che scandisce il volume in loggia colonnata, piano nobile e ammezzato, a conclusione del quale la cornice trabeata sbalza affermando la cesura tra edificio e piano attico. Quel distacco è necessario per rendere evidente il fuoriscala esercitato dal piano attico sul volume sottostante dell’edificio.

La sovrapposizione del tetto all’edificio è un gioco raffinato, nel quale il tetto assume la funzione di un piano attico adottando proporzioni proprie al coronamento di una basilica. Le finestre tripartite coronate d’occhi sono perfettamente necessarie all’illuminazione del sottotetto e pur connesse all’edificio dalla tripartizione, che procede sulla facciata, appaiono dilatate e sembrano sprofondare nel volume dell’edificio.

Queste sono volte tamponate con setti in muratura a cassetta sfondati da grandi finestre ad arco tripartito coronate da oculi. Lo spazio interno, sviluppato dall’intersezione delle volte a tutto sesto con la più grande volta a padiglione, risulta di notevole estensione descritto dall’orditura principale e secondaria in massello di legno lamellare. Il soffitto composto da elementi piani in legno è montato sulle ordinate portate dalle centine a completa chiusura della volta. La copertura è organizzata per sovrapposizione di sistemi strutturali diversi che frammentano il carico suddividendolo per parti dell’incastellatura.

image8Quest’ultima è interessante per l’analogia con le antiche coperture che su grandi luci sfruttavano efficacemente la promiscua partecipazione dell’ordito murario e ligneo a sostegno del tetto. L’architettura della volta s’intesse di ordinate che si proporzionano all’orditura principale nello stesso modo che avviene nello scafo d’un veliero.

La destinazione a sala libraria del piano sottotetto è celebrata dallo sviluppo delle finestrature ad arco tripartito coronate da grandi oculi, che ricordano le invenzioni palladiane a Poiana Maggiore. Ma in questo caso le incastellature delle tre volte ad unghia che s’innestano sulla volta a padiglione prevalgono sullo sfondo architettato delle vetrate degli abbaini.

La scenografia della sala libraria è prodotta anche nel piano sottotetto mediante lo stesso scostamento di scala che vige nell’architettura dell’edificio visto all’esterno. L’aspetto antico è solo apparente: la traduzione contemporanea della volta in legno accosta le citazioni palladiane, ma ne distorce i rapporti riconfigurandone le proporzioni fino a generare uno spazio formalmente dilatato oltre alla reale delimitazione e composto di scorci e prospettive dotati ognuno della sua propria coerenza architettonica, però svincolati dalla lettura complessiva, indipendenti da quella comprensione generale dello spazio che accorda la tranquillità.

 


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In tutti questi anni la biblioteca ha visto una crescita tumultuosa dei servizi, basti dire che se nel 2000, primo anno completo di apertura della nuova sede, i prestiti furono 23.393, nel 2012 si è arrivati a questi dati veramente significativi:

Libri posseduti

54.588

Video posseduti (VHS e DVD)                            

4.840

Audio posseduti (CD e audiolibri)                        

2.501

Quotidiani acquistati                                               

10

Altri periodici in abbonamento                                  

65

Libri per adulti acquistati                                        

945

Libri per ragazzi acquistati                                     

443

Prestiti totali                                                   

75.405

Utenti attivi (almeno un prestito all’anno)              

3.906

Accessi a Internet                                              

4.821

Conferenze, presentazioni di libri, gruppi                

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Bibliografia

Elena Toninato – Breve storia della Biblioteca Civica di Abano Terme (1970-2005), Opuscoli della Biblioteca Civica di Abano Terme
Antonella del Robbio – Inaugurazione della nuova Biblioteca civica di Abano Terme (PD), AIB Notizie 9/1999
Fabrizio Carloncelli – Biblioteca municipale, Materia 36/1999, www.archinfo.it/biblioteca-municipale/0,1254,53_ART_184361,00.html

Foto

Biblioteca Civica di Abano Terme
www.archinfo.it
Collezione privata

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